Pagina:Storia degli antichi popoli italiani - Vol. I.djvu/276

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search
216 CAPO X.

Aricia, già dedicato dal latino dittatore Egerio tusculano1. Un altro tempio prossimo a Lavinio, e dato in custodia agli Ardeati, serviva ugualmente all’adunanza delle diete latine2: più spesso avevano per luogo di convento il luco di Ferentino3 o sia la macchia oggi chiamata di Marino, dove l’orror medesimo della boscaglia facea religione. Il solenne sacrifizio per le ferie latine sul monte Albano, residenza del nume protettore, e l’uguale distribuzione delle carni della gran vittima ai comuni partecipanti, era stato certamente un rito pubblico instituito molto prima di Servio Tullio, qual vincolo e simbolo di legittima confederazione. Ma più che altro dimostra già nell’età prisca grandissima forza di religione l’oracolo di Fauno, nume misterioso e affatto indigeno del Lazio4, il quale rispondeva alle genti dal profondo della selva Albunea5. Con tutto questo se la santità del patto afforzava valentemente l’unione, poderosamente ancora vegliavano alla sicurezza pubblica i costumi del popolo, forte alla fatica, avvezzo al poco, ed usato a passare ogni età fra la caccia, l’aratro e l’armi6.


  1. Cato Orig. II. ap. Priscian. iv. 4. p. 629.
  2. Strabo v. p. 160.: Cass. Hemina ap. Solin. 8.
  3. Liv. i. 50. vii. 25.; Dionys. passim.
  4. Varro l.l. vi. 3.; Virgil. viii. 314. Geogr. i. 10.
  5. Virgil. vii. 81.
  6. Cato in Orig. et Varro in gente pop. rom. ap. Serv. ix. 603.