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CAPO X. 215

certo, e di più concordevole alle vicende dei popoli vicini, che il Lazio tenne civile stato. Già i Latini, dato mano a bonificare intorno le campagne, s’andavano avanzando fino al mare. Dove a poca distanza posero Lavinio: indi sulla riva stessa Laurento, celebrata dalle favole come reggia dei re latini. Ma i capi legittimi delle città latine erano i suoi magistrati: e dessi, secondo gli antichi ordini, portarono sempre nell’ufficio supremo autorità e titolo dittatorio1.

Quanto la religione avesse parte nella istituzione della società latina si manifesta col significato stesso de’ suoi principali miti. Insegnatori dell’agricoltura, primi legislatori e regi, son Giano e Saturno: Pico, Fauno e Latino, di quella stirpe celeste, venerali ugualmente come numi indigeti: anzi Latino, per più manifesta allegoria, tenuto egli stesso qual Giove Laziale. Nessun altro legame meglio che il religioso avrebbe avuto forza di mansuefare uomini di tanto feroci, con ridurli a vita regolata. E in fatti troviamo che il patto politico e fondamentale dell’unione latina, fino dall’origine si mantenne sempre radicato nella patria religione. Tuscolani, Aricini, Lanuvini, Tiburtini, Ardeati ed altri socj, sacrificavano e parlamentavano insieme nel sacro bosco e tempio di Diana in

    300, così spesso ripetuto, veniva comunemente adoprato dai nostri antichi per quantità indefinita. V. sopra p. 78. n. 4: e senza addurne altri esempj li 300 Fabj.

  1. Cicer. pro Milon. 10.; Liv. vi. 26. — cf. Marini Fratelli Arvali p. 221. 358. 417