Pagina:Storia degli antichi popoli italiani - Vol. I.djvu/85

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CAPO I. 25

La coltura morale incominciò per ogni popolo con la religione, e lungamente si avanzò per virtù di quella. Ma di qual modo siasi fondata in queste terre una stirpe sacerdotale dominante è al tutto ignoto, e debb’esserlo istoricamente: poichè la dottrina stessa de’ misteri occultava gelosamente al popolo qualunque celata memoria concernente a questa prima epoca sociale. Per la qualità bensì del governo teocratico, vera semenza della civiltà italiana, si può credere fondatamente che dalle regioni dell’Oriente o dall’Egitto ci fossero nell’adolescenza della nazione qua recati, come altrove in Grecia, buoni insegnamenti d’una vita più raffrenata e migliore, sia che questo avvenisse per migrazioni di famiglie, sia per esteso comechè tacito commercio di sacerdoti da un paese all’altro. Soli mezzi per cui il popolo o più maggiormente o di più lunga mano incivilito poteva in allora spandere lontano la luce. Così di fatto uniformi instituti di sapienza e di civiltà migliorata s’introdussero anche tra noi: benchè nel proseguimento di queste storie vedremo, che tutto l’ordine civile conformatosi al bisogno delle italiane genti vi tolse gradualmente l’impronta della natura locale, e in certo modo del genio innato dell’Occidente. Dove più variabili gli animi, come il cielo, nè tolleranti quanto gli Asiatici o gli Egizj uno stato immutabile di società, temperarono a luogo e tempo la severità della prima legge religiosa, e serbandone, come si vede, il fondo, ordinarono, mediante forme nuove, quasi una nuova società. Con gran senno i