Pagina:Storia degli antichi popoli italiani - Vol. II.djvu/148

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142 CAPO XXII.

drittura venian qua in terra vibrati dalle mani stesse de’ più potenti iddii1. E buon presagio davano quelli che cadean giù alla sinistra dell’esploratore2: perchè chiunque ricercasse auspicj gli aspettava in un determinalo spazio del cielo3. Gli Etruschi, a tal rispetto, dividevano la sfera celeste in sedici parti o regioni4; in ciascuna di quelle sezioni del loro tempio augurale vi davano anche proprio domicilio e presidenza agli iddii5, nella guisa che l’egizie divinità occupavano sessanta distinte e determinate regioni del cielo; dottrina manifesta per tutti i rituali funerarj e liturgici dei papiri. Mostreremo appresso come ad ogni bisogno l’arte fulgurale etrusca ministrasse per via simbolica attiva cooperazione al governo civile, independentemente dalla parte scientifica o fisica, che le porgeva materia d’utili indagini e d’incremento. Si che per vera cosa, quest’amplissimo sacerdozio degli auguratori, anzi che spregevole superstizione, era in

  1. Vedi sopra p. 103. — Manubia, con voce tosca, dicevasi il fulmine e lo stesso saettare. Serv. i. 42, ex libris etruscorum. Festus v. Manubiae.
  2. Da ciò le immagini degli dei maggiori impugnano il fulmine colla sinistra, altri colla destra. Vedi Dempster. T. i. tav. iii, ed i nostri monum. tav. xxx. 3., xxxii. 4.
  3. Falando apud Hetruscos significat coelum. Festus v. Falae.
  4. Cicer. de Div. ii. 18.; Plin. ii. 54, ex libris Thuscorum: e per gli estratti di Gio. Lido propriamente dette: templi auguralis regiones. de Ost. p. 176.
  5. Dottrina divisata da Marziano Capella nella sua divisione del cielo. 1. 1 5. p. 5j sqq.