Pagina:Storia degli antichi popoli italiani - Vol. II.djvu/186

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search
180 CAPO XXIII.

forza gli studi insieme della natura fisica davano buon fondamento alla loro venerata sapienza1. Siccome gli Egizj tenean tutto il corpo della loro filosofia, e delle sacre dottrine, nei quarantadue libri d’Ermete, o del loro Thoth2, così gli Etruschi le comprendevano tutte negli insegnamenti dettati da Tagete. Maraviglioso fanciullo, dotato di sapienza senile, ei reca seco dalle viscere della terra, unitamente col dono della divinazione, tutto quanto, a dir breve, rivelavano di divino e d’umano le scuole sacerdotali dell’Etruria3. Era desso l’intelligenza personificata: ed i suoi orali precetti, indi trasportati nella scrittura, mai non cessarono d’avere in qualunque tempo per la nazione intera la divina autorità delle sacre carte4. Quanta fosse in fatti l’utilità loro al buon governo, e quanta la prudenza de’ savi, si palesa manifestamente a vedere in nome del sovrano maestro Tagete profondamente inculcati, per decreto immutabile del Fato, i più sani precetti della morale col retto adempimento de’ doveri umani5. Non altrimenti

  1. Γρὰμματὰ τε καὶ φυσιολογίαν καὶ θεολογίαν ἐξεπόνησαν ἐπὶ πλεῖον, καὶ τὰ περὶ τὴν κεραυνοσκοπίαν μάλιστα πάντων ἀνθρώπων ἐξειργάσαντο. Diodor. v. 40
  2. Clem. Alex. Stromat. vi. p. 633.
  3. Vedi sopra p. 137. 138.
  4. Tagaetica praecepta sono venerati quanto gli orfici ed i trismegistici. Conf. Placid. Lutat. ad Stat. Theb. iv. 516.; Arnob. ii. p. Q2.
  5. Est enim in libro qui inscribitur Terme ruris Etruriae scriptum vocibus Tagae: eum, qui genus a perjuriis diiceret, fato extoncm et profugum esse debere. Serv. i. 2.