Pagina:Storia degli antichi popoli italiani - Vol. II.djvu/238

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232 CAPO XXV.

di produrre energia d’azione, volendo esprimere la forza, davano alle figure uno straordinario movimento di membra, e atti rigidi o forzati, come se l’arte volgesse a trar le norme della bellezza dalla sola notomia. Azione soverchia nelle mosse, robustezza di forme, muscoli rilevali e pronunziati con violenza più che naturale, sono le qualità più ostensibili di questo etrusco stile scientifico, che molto si confaceva al genio e senso universale della nazione. Qua, per vigor dell’antica istituzione, tutto tendeva a mantenere nel costume pubblico gravità, serietà e dignità di natura: la bellezza e la grazia, sorgente di quell’ideale che dà vita al concetto per elette forme, quivi non ebbero venerazione, né onore alcuno idolatro come in Grecia: ed è pur cosa notabilissima a dirsi di nuovo, che nessuna delle originali opere d’arte toscanica, che finora conoschiamo, non rappresenti soggetti impudichi. Per lo contrario in cotesti monumenti nostrali, dove non apparisce mai cosa che manifestamente alluda alle favole greche, tutto si riferisce a materie domestiche sacre o divine. Le fisonomie vi sono nazionali, e quasi diremmo per lo più locali o provinciali: di quel tipo in somma che immutabile si è conservato in natura, e si riproduce ancora al nostro tempo1.

La statuaria, ben dice Plinio, era certamente un’arte antichissima e familiare all’Italia2. Il suo avanza-

  1. Vedi tav. xv. xvi.
  2. Fuisse autem statuariam artem familiarem Italiae etc. Plin. xxxiv. 7.