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CAPO XIX. 31

del lanificio od opera di drapperia1. Per un’antica memoria si diceva che Padova avesse tolto il nome dalla palude Patina presso la città2, situata alla sinistra riva del Medoaco o sia la Brenta; fiumicello mediante il quale trafficava Padova anche sul mare pel porto di Malamocco. Non adduce perciò veruna maraviglia se fino dalla più remota età ebbero i Veneti al di fuori grido d’illustre nazione, e se nel loro paese fingono i poeti le favole più celebri dell’Eridano e di Fetonte. Mal sapevano gl’inventori stessi del mito, o piuttosto i suoi promulgatori dove fosse quest’Eridano alle cui sponde cercavano l’ambra gialla. Esiodo n’avea ragionato in un’opera ora perduta3: Ferecide divulgò maggiormente la favola al suo tempo; e di mano in mano l’abbellirono Eschilo, Euripide4, Filosseno Nicandro e Satiro5. Pure si vede che ignorava Erodoto del tutto, che al nostro Pado avessero appropriato i Greci il nome poetico d’Eridano, ch’ei cercava col misterioso elettro nel Baltico6. Ma, non poco notabile si è il racconto che di lui abbiamo d’un costume degli Eneti, se pure il fatto ch’egli udì narrare è vero: cioè l’usanza che

  1. Strabo iii. p. 116., v. p. 147.; Plin. 1. epist. 14.; Martial. xi.. ep. 17.
  2. Serv. I. 246.
  3. Hygin. Fab. 15,4: intitolata Phaeton Hesiodi.
  4. In Phaeton. Hippol. 735,
  5. Plin. xxxvi. 2.
  6. Herodot. iii. 115.