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CAPO XXI. 79

dinariamente ancora un di loro in ufizio, come il primario lucumone Ira gli Etruschi, vegliava sopra tulio il corpo del Lazio1: ministerio che nell’età più vetusta fu commesso in occasione solenne al dittatore Egerio tusculano2. Laonde, per fatto certo, anziché imperio ereditevole in una prosapia nobile, come tennero molti stati della Grecia, mai non ebbe Italia se non che legittimi ed elettivi magistrati, la cui autorità deputata alla direzione dei pubblici poteri, comechè suprema e forte fu sempre dentro a limitati termini ristretta.

In ciascuna città, per giusta divisione e distribuzione d’ufficj, altri magistrali minori, legali custodi della libertà e sicurezza del cittadino, vi avevano tutta l’amministrazione del comune: fra i quali il prefetto, gli edili, i questori mentovati anche in monumenti degli Osci3. Il fatto principale di Papio Brutulo sannite4 dimostra che il pretore, giudice del diritto e dell’equità, vi pronunziava le decisioni supreme della legge nelle materie non pure d’ordine privato, ma pubblico.

    di Cicerone (pro Milon. 10), si riscontra spesse volte nelle lapidi municipali. Marini, Frat. Arvali p. 224. 258. 417

  1. Cinc. ap. Fest. v. Praetor. Il Dittatore chiamavasi anche Pretore, e tavolta Pretore massimo. Tali erano Lucio Annio da Sentine e Lucio Numizio da Circeo, ambedue pretori in carica nel 415, per cura de’ quali fu adunato in grave frangente il concilio latino. Liv. viii. 3.
  2. Vedi Tom. i. p. 216.
  3. Vedi Tom. i. p. 288. n. 70.
  4. Liv. viii. 39.