Pagina:Storia del Collegio Cicognini di Prato.djvu/17

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XXXIV. Del Silvestri, prima della sua venuta a Prato.

XXXV. Cerca attorniarsi di bravi maestri. — Giuseppe Arcangeli, Atto Vaunucci, Girolamo Buonazia. — Fortuna del Silvestri nel trovare maestri che al valore negli studi accoppiano bontà di sentimenti. — La vedova di Ciro Menotti gli affida l’educazione del suo figlio.

XXXVI. Il Collegio acquista fama. — Viene ristaurata la fabbrica del Collegio, e della Villa. — Il Granduca fa elargizioni per gli acconcimi della fabbrica.

XXXVII. Il Collegio si ripopola. — Si rialza l’istruzione. — Nei maestri non basta la scienza; ci vuol metodo e cuore. — Il Silvestri risuscita l’Accademia degli Ineguali, e riapre il Teatro. — Si fa promotore e direttore di una nuova edizione illustrala dei classici latini. — Il Collegio diventa luogo di dotto convegno. — Il Granduca riconosce pubblicamente i meriti del Silvestri.

XXXVIII. Il Silvestri comincia ad essere malmenato; e perché. — È messo in odio al Governo e alla Corte. — Si sfoga contro l’ingratitudine dei Pratesi, e manda la sua rinunzia al Granduca, che l’accetta. — Seguito della vita del Silvestri; sua morte e suoi meriti.

XXXIX. Buone qualità del Rettore Barciulli. — Ottiene un aumento delle rendite del Collegio; ma questo peggiora. — I Collegi vivono di fiducia. — Ritornano i Maestri Arcangeli, Vannucci e Buonazia, che erano a studiare in Parigi; ma l’istruzione non progredisce. — Rivoluzione del 1848. — Il Vannucci e il Buonazia partono per la guerra di Lombardia; quest’ultimo è fatto prigioniero dagli Austriaci. — L’Arcangeli scrive nei giornali; ed è minacciato dai repubblicani. — Progetto di trasformare il Collegio in un Politecnico.

XL. Il Vannucci va a far parte della Costituente io Roma. — L’Arcangeli ritorna a fare scuola. — Gli Austriaci in Toscana. — Il Vannucci viene destituito, e vive in esilio. — Il Buonazia nominato professore all’Accademia di Belle Arti in Firenze; l’Arcangeli a Socio residente della Crusea. — Il Collegio è in piena decadenza. — Il Barciulli, accusato dai Revisori del Comune, si giustifica, e dà le sue dimissioni.