Pagina:Storia della Lega Lombarda.djvu/343

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libro quinto 337

dria. Federigo si trovò a mal punto. Togliersi dall’assedio, non lo pativa decoro di un Imperadore; speranza di resa non appariva; la forza non faceva frutto; i collegati instavano minacciosi: si gittò al tradimento. Erano i dì santi che precedono la Pasqua. Barbarossa mandò offerendo agli Alessandrini una sospensione di armi per riverenza di quelli. L’accettarono; egli la giurò. Ma nel cuore della notte del Venerdì santo, quando meno potevano le menti pensare ad un tradimento, per la mina, che avevano scavata, eccoti rompere in città la scellerata oste di Federigo. Le scolte misero in avviso i cittadini del tradimento, e del pericolo in che versava la patria. Tutti accorsero furibondi per la mostruosa perfidia. Gli entrati Tedeschi vennero assaliti con tale impeto, che chi volle campar la vita, dovè precipitarsi giù dai bastioni: gli altri che ancora si trovavano nel fondo della mina, furono soffogati dal franare del terreno. E mentre dentro spazzavasi la città di quei traditori, spalancate le porte, saltarono fuori gli assediati, tempestando gl’imperiali, e volgendoli a vergognosa fuga; sì che perdute le macchine di assedio, e molti caduti sotto il taglio delle spade, non rimase loro, che l’infamia del tradimento e la disperazione di ottenere quel fortissimo propugnacolo della Lombarda indipendenza1.

Cacciato anche dagli alloggiamenti, Federigo si tolse dall’assedio, ripiegando verso Pavia, ove sperava con fresche milizie riconfortarsi. Ma l’esercito collegato movendo da Tortona, venne ad incontrarlo ad una terra chiamata Guignella. Era questo condotto da due Rettori della Lega Ezzelino il Balbo, ed Anselmo di Doara; seguivanlo i Carrocci di Milano, Piacenza, Brescia e Verona, e le taglie di Trevigi, Vicenza, Bergamo, Parma, Lodi, Novara, Vercelli, Tortona, Ferrara e Reggio2. Se si fossero misurate le forze

  1. Card. Arag. Vita Alex. III. pag. 464. — Sir Raul. p. 1292. — Otto de S. Blasio, c. 23. p. 881.
  2. Vedi Savioli Ann. Bol. ann. 1175.