Pagina:Storia della geografia (Luigi Hugues) - 2.djvu/13

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moderne. Il germe era soffocato, ma non distrutto. È il privilegio delle razze occidentali quello di avere in sè questo principio di vita interna, questa forza di espansione morale che è la condizione ed il punto di partenza delle alte civilizzazioni. E così la società moderna uscì dal seno delle rovine, più grande, più forte, e animata da più nobili aspirazioni che non lo fosse qualunque delle civiltà antiche».1.

2. La propagazione del Cristianesimo. — Al rinascimento di cui parla l’illustre geografo or ora citato, contribuirono in sommo grado i progressi della Religione del Vangelo nei tempi posteriori all’Editto di Milano (anno 313 di C.). Di questi progressi è necessario tener qui breve parola, giacchè lo estendersi delle nozioni geografiche durante il Medio Evo è intimamente collegato collo espandersi delle missioni cristiane nei paesi più lontani dal bacino del Mediterraneo.

Nell’anno 354 i missionari Frumenzio ed Edesio introducono il Cristianesimo nelle alte regioni dell’Etiopia conosciute più tardi col nome di Abissinia, le cui popolazioni, da tempi antichissimi, professavano il giudaismo. Intorno allo stesso tempo le famiglie dell’Iberia (Transcaucasia), dell’Arabia meridionale e dell’Armenia abbracciano la nuova religione. I progressi più importanti, nell’Asia Centrale e nella Cina occidentale, sono però dovuti ai Nestoriani2. Secondo Ebedeno Sobiense i Nestoriani eressero due sedi vescovili, l’una in Samarcanda, l’altra in Sina — probabilmente Kan-ciu-fu, ove per interessi commerciali grande era la tolleranza religiosa — : e dalla famosa Tavola Nestoriana sappiamo che nell’anno 635 il missio-


  1. L’Année géographique, vol 2°, pag. 404.
  2. Così detti dal monaco Nestorio, il quale, nominato nell’anno 428 patriarca di Costantinopoli, cominciò a negare alla Vergine Maria il titolo di Madre di Dio, e in Gesù Cristo volle distinte non solo due nature, ma due persone eziandio. La nuova eresìa fu condannata dal Concilio di Efeso (anno 431), ma a Nestorio sopravvissero le sue dottrine: le quali, insegnate nella scuola di Edessa, e favorite dalla politica dei re Sassanidi, furono le sole che da Peroze fossero ammesse nel dominio persiano.