Pagina:Storia della geografia (Luigi Hugues) - 2.djvu/91

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paludose rive del lago Balchasch, la cui grandezza bene corrisponde al perimetro di 25 giornate indicato nella relazione del viaggio. Si aggiunge, che questo paese è irrigato non solamente da fiumi, numerosi, ma eziandio da canali artificiali, conformemente a quanto dice il Rubruk: «Et illa planicies tota irrigatur ad libitum aquis descendentibus de montibus, quae omnes recipiantur in illud mare». Quali sieno i luoghi corrispondenti all’antica fortezza circondata tutto all’intorno da mura di fango e alla città di Equius è impossibile decidere: ma la città di Cailac si può molto ragionevolmente identificare colla odierna città di Kopal o con alcun luogo nelle vicinanze di questa.

Il paese in cui era la città di Cailac era detto Orgonum, perchè, dice il Rubruk, i Nestoriani colà residenti erano ottimi organisti. Il Malte Brun, il Desborough Cooley ed altri autori non veggono nel nome di Orgonum che una variante di quello di Irgonekon dato ad una valle circondata da montagne e vicina al lago Balchasch1 . Secondo Yule invece, Organum od Organah non era già il nome del paese, bensì quello della sua Regina, la vedova di Kara Ulagu, la quale governò quella contrada dal 1252 al 1260.

Partiti da Cailac il 30 novembre, i viaggiatori giunsero, dopo tre leghe di strada, ad un casale (villaggio) tutto popolato da Nestoriani, e, dopo tre giornate da questo luogo, alla estremità del gran lago, del quale la relazione dice che era tempestoso come l’Oceano, e che in esso si innalzava una grande isola. L’acqua ne era alcun poco salata, ma tuttavia bevibile. Da lungo tempo la parte orientale del Balchasch è disgiunta dal lago principale, col quale essa formava, ancora nei tempi storici, un sol tutto. Essa è ora rappresentata dall’Ala-Kul, dal Sassyk-Kul e da altri meno importanti laghi di steppe. È molto probabile che, ancora nel XIII secolo, questi fossero uniti col Balchasch almeno per una parte dell’anno, in modo da pa-


  1. Malte Brun, Géographie universelle, vol. I, pag.281; Desborough Cooley, Storia delle scoperte marittime e continentali, vol. I, pag. 339.