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Parte II. 73

di tempi, e in sì grande scarsezza d’autori antichi, nulla si può affermar con certezza.

IV.

Notizie di Stesicoro e delle sue Poesie.

Che egli scrivesse Poesie Pastorali, ne fa fede Eliano, che nomina i Carmi Buccolici da lui composti1. Quindi non essendovi memoria di più antico autore, che in tal genere di Poesia si esercitasse, egli ne è creduto a ragione il primo inventore. Ma non fu sola la Pastoral Poesia, ch’ei coltivasse. Ventisei libri di versi da lui scritti rammenta Suida2, e il diligente Fabricio i titoli, e gli argomenti di molti tra essi dagli antichi autori ha raccolti3. La Poesia Lirica singolarmente fu da lui condotta a maggior perfezione. Egli fu il primo, che in essa introdusse quella triplice divisione, che Strofe, Antistrofe, ed Epodo si appella; e quindi queste tre parti venivano con proverbio Greco chiamate le tre cose di Stesicoro, Tria Stesichori, come osserva Suida4; e quando volevasi denotare un uom rozzo e ignorante al sommo, dicevasi, che nemmen sapeva egli le tre cose di Stesicoro. Da questo nuovo ordine nella Lirica Poesia introdotto a lui venne il nome di Stesicoro, cioè di Fermatore del Coro, mentre prima egli era chiamato Tisia, come Suida stesso, e dopo lui il Quadrio affermano. In quanta stima egli fosse presso de’ suoi e de’ posteri tutti, chiaro argomento ne sono la bella statua, che in Imera gli venne innalzata, di cui fa menzione Tullio5, il magnifico Mausoleo, che dicevasi, al riferir di Suida6, essergli stato eretto in Catania, formato di otto colonne, e sopra otto scaglioni innalzato, e le lodi, che a lui vengono date dallo stesso Tullio, da Orazio7, e da Quintiliano8; ma singolarmente da Dionigi Alicarnasseo, il qual non teme di antiporlo ancora a Pindaro e a Simonide. Vide etiam, dic’egli9, Stesichorum in utriusque virtutibus eorum, quos enumeravimus (cioè Simonide e Pindaro), florentem, quin etiam iis, quibus illi carent, præditum, rerum, inquam, quas tractandas sumpsit, amplitudine, in quibus morum & dignitatis personarum rationem habuit.


  1. Varior. l. X. cap. XVIII.
  2. L. c.
  3. Bibl. Græc. T. I. p. 596. &c.
  4. Lex. ad V. Tria Stesichori.
  5. Lib. II. in Verr. n. 35.
  6. Lex. ad V. πάντα ὀκτώ.
  7. Lib. IV. Od. IX.
  8. Lib. X. cap. X.
  9. De Priscis Scriptor, Censura cap. II.