Pagina:Storia della letteratura italiana - Tomo I.djvu/113

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search
74 Storia della Letteratura Italiana.

V.

Frequente menzione che di esso si fa nelle Lettere attribuite a Falaride.

Se le lettere, che sotto il nome di Falaride sono state più volte stampate, si dovessero credere legittime, e scritte veramente da questo celebre Tiranno di Agrigento, sarebbero esse una nuova e gloriosa testimonianza del valor di Stesicoro. Molte ve ne ha tra esse, che o scritte sono a Stesicoro, o di lui fanno menzione; e in tutte veggiamo, in quanto grande stima lo avesse Falaride, benché avesse in lui trovato un implacabil nemico, e un invincibile ostacolo a’ tirannici suoi disegni. Ma troppo dubbiosa è la fede di tali lettere; e poiché questo è un punto, che alla Letteratura Italiana propiamente appartiene, piacemi riferir qui alcuna cosa della controversia intorno ad esse sorta in Inghilterra verso la fine del passato secolo; tanto più che troppo rari essendo in Italia i libri per essa usciti, ed inoltre essendo essi per lo più scritti in lingua Inglese, non è sì agevole l’averli, e il giudicarne.

VI.

Contesa tra gli Eruditi sulle lettere stesse.

Erano già stati varj i pareri degli uomini eruditi intorno a queste lettere, che da alcuni riputate eran legittime, supposte da altri, di che puossi vedere Giannalberto Fabricio1. Ma l’anno 1695 una nuova edizione di queste lettere fece Carlo Boyle inglese in Oxford col testo Greco a rincontro della traduzione latina, di cui fu fatta menzione negli Atti di Lipsia2. Riccardo Bentley, a cui parve di essere stato nella Prefazione del Boyle punto alquanto, scrisse una Dissertazione in lingua Inglese, in cui prese a mostrare, supposte esser le lettere, che sotto il nome di Falaride avea il Boyle pubblicate; la qual dissertazione venne a luce nel 1697 appiè della seconda edizione delle Osservazioni sulla letteratura degli Antichi e de’ Moderni di Enrico Worton. Se ne ha l’estratto nella Storia delle opere de’ Dotti di M. Basnage de Beauval3. Replicò prontamente il Boyle al suo avversario nel 1698, e, come osserva Jacopo Bernard4, non tenne misura alcuna, ma lasciossi trasportare alle ingiurie e a’ motteggi e ad altre somiglianti maniere, che ad uomini dotti troppo mal si convengono. Non tacque il Bentley, e l’anno 1699 fece una nuova edizione della prima sua dissertazione, ma più ste-

  1. Bibl. Græc. T. I. p. 407.
  2. 1696. p. 101.
  3. T. XIV. p. 167.
  4. Nouvel. de la Rep. des Lettres 1699. p. 658.