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Pagina:Storia della letteratura italiana - Tomo I.djvu/114

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Parte II. 75

sa di assai, per rispondere alle obbiezioni, che fatte avea il Boyle. Di questa Dissertazione si posson vedere gli estratti negli Atti di Lipsia[1], nelle Novelle della Repubblica delle lettere del Bernard[2], e nella Biblioteca Scelta di Giovanni le Clerc[3]. Molti altri libri e tutti in Inglese uscirono su questo argomento, i cui titoli dal Fabricio sono stati raccolti[4]. Anche Enrico Dodwello ebbe parte a questa contesa. Pubblicò egli nel 1704 due latine Dissertazioni, una sull’età di Falaride, e l’altra sull’età di Pittagora, nelle quali, benchè non prendesse a sostenere direttamente la legittimità di tai lettere, prese nondimeno a sciogliere una delle principali difficoltà, che contro di esse avea mosso il Bentley. Perciocchè avendo questi mostrato, che non era Falaride vissuto in tempo a poter conoscer Pittagora, quando già era celebre pel suo sapere, avea quindi preteso esser supposte le lettere a Falaride attribuite, nelle quali ne ragiona sovente come d’uomo famoso già ed illustre. Ma il Dodwello sostiene non essere ciò punto inverisimile, e la Cronologia della Vita di Pittagora e di Falaride ordina per tal maniera, che possono l’uno e l’altro essere lungamente vissuti al tempo medesimo. Oltre di che avea già il Dodwello dichiarato in certa maniera il parer suo, citando nella sua Opera de Veteribus Græcorum Romanorumque Cyclis[5] le lettere di Falaride senza accennar dubbio alcuno della lor supposizione. Di queste Dissertazioni parlasi nel Giornale degli Eruditi di Parigi[6]. Dopo queste Dissertazioni pare, che di Falaride più non si parlasse. La contesa si volse alla Cronologia della vita di Pittagora, che non appartiene a questo luogo, e di cui altrove accennammo qualche cosa.

VII.

Si pruova, che esse sono supposte.

Le ragioni dal Bentley arrecate a mostrare la supposizione di tali lettere riduconsi a quattro classi. Prende egli le prime dalla Cronologia mostrando, come dicemmo di sopra, che Pittagora non potè vivere a quel tempo, a cui converrebbe che fosse vissuto, se vere fossero tali lettere, e che veggonsi in esse nominate le Città di Phintia e di Alesa, che al tempo di Falaride non erano ancor fabbricate. Dalla lingua, in cui le lettere

  1. ↑ Suppl. T. IV. p. 481.
  2. ↑ Loc. cit. p. 659.
  3. ↑ T. X. an. 1706. p. 81.
  4. ↑ Bibl. Græc. T. 1. p. 408.
  5. ↑ Disserr. V. p. 250.
  6. ↑ An. 1706. p. 334.