Pagina:Storia della letteratura italiana - Tomo I.djvu/141

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102 Storia della Letteratura Italiana.

grandissimo delle lettere, e gioverebbon non poco a sminuire l’infamia, che la crudeltà da lui usata gli ha presso tutti arrecata. Perciocché vuolsi, ch’egli avesse in molta stima il poeta Stesicoro, di cui abbiam già parlato, e che comunque fosse contro di lui gravemente sdegnato, perché mostravasi apertamente nimico della sua tirannia, nondimeno avutolo una volta in suo potere, non solo non usasse contro di lui quella barbara crudeltà, che contro di tanti altri aveva usata, ma lo accogliesse con onore, così premiando l’eccellenza, a che egli era salito nel poetare. Aggiugnesi, che a un cotal Callescro da lui per congiura dannato a morte accordasse il perdono per riguardo a Policleto Filosofo Messinese, che gli era amico. Ma questi racconti non ad altra autorità sono appoggiati, che a quella delle lettere di Falaride stesso, la quale quanto sia dubbiosa, abbiam di sopra veduto.

XXXVI. Gerone il primo di questo nome Re di Siracusa fu l’unico per avventura trai Tiranni della Sicilia, che chiamar si possa protettore e fomentatore delle scienze. Erane egli stato avverso del tutto e lontano. Ma all’occasione di una grave malattia da lui sofferta essendo stati introdotti nella sua Corte alcuni de’ valorosi Filosofi, che erano allora in Sicilia, questi co’ saggi loro discorsi il piegaron per modo, che non solo onesto e virtuoso Principe mostrossi egli dappoi, ma grande amatore ancora delle scienze e de’ dotti136. E a questa munificenza verso de’ Poeti singolarmente attribuir si dee il concorrere che a lui facevano questi perfin dalla Grecia. Perciocché Eschilo e Simonide, per testimonianza di Pausania137 e di altri Scrittori, a lui ne vennero in Siracusa. Pindaro ancora spesse volte fa grandi encomj di Gerone all’occasione delle vittorie da lui riportate ne’ celebri giuochi della Grecia; anzi accenna 138 di essere egli stesso venuto in Sicilia, trattovi probabilmente dalla munificenza di questo Principe.

XXXVII. Anche i due Dionigi parvero talvolta amatori delle lettere e protettori de’ dotti. Anzi del vecchio Dionigi narra Suida, che scrisse Tragedie e Commedie, e alcune Opere