Pagina:Storia della letteratura italiana - Tomo I.djvu/398

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per ordine del Senato furon costretti a partirne; e si è esaminato, qual fosse il motivo di sì severo decreto. Ma dappoiché la conquista della Grecia trasse a Roma in sì gran numero i più colti uomini, che vi fiorivano, e poiché i Romani deposta ebbero quella austera avversione, che nutrito aveano per lungo tempo contro ogni Letteratura, egli è probabile, che molti Retori Greci riaprissero in Roma le loro scuole, e che i Romani volentieri vedessero la lor gioventù ad esse accostarsi. Certo si è già veduto di sopra, che i più valenti tra’ Greci scelse Cornelia ad istruire nell’Eloquenza i due Gracchi suoi figlj, e tra gli altri Diofane di Mitilene; e che i più celebri Retori Greci furon da Cicerone nella sua fanciullezza uditi. Ma di essi non parla Svetonio, il quale solo de’ Latini Retori ci ha lasciate alcune memorie. Narra egli adunque22, che alcuni Romani a imitazione de’ Greci presero essi pure a tenere 208 scuola d’Eloquenza, e a prendere perciò il nome di Retori Latini. Ma appena avean essi cominciato, che furon costretti a tacere. Ecco il grave e severo decreto di Gneo Domizio Enobarbo e di Lucio Licinio Crasso Censori contro di essi promulgato l’anno 661 quale da Svetonio23 e da Gellio24 ci vien riferito. Renuntiatum est nobis, esse homines, qui novum genus disciplinæ instituerunt, ad quos juventus in ludos conveniat: eos sibi nomen imposuisse Latinos Rhetoras: ibi homines adolescentulos totos dies desidere. Majores nostri, quæ liberos suos discere, & quos in ludos itare vellent, constituerunt. Hæc nova, quæ præter consuetudinem ac morem majorum fiunt, neque placent, neque recta videntur. Quapropter & iis, qui eos ludos habent, & iis, qui eo venire consueverunt, videtur faciendum, ut ostendamus nostram sententiam, nobis non placere.

V. Questo decreto sembra a prima vista dettato da quel medesimo spirito di austera rozzezza, che fece per lungo tempo aborrire a’ Romani gli studj d’ogni maniera. Ma veramente, se con più attenzion si consideri, noi vedremo, che fu anzi zelo della gloria della Romana Letteratura, che a fare questo decreto condusse i Censori.