Pagina:Storia della letteratura italiana - Tomo I.djvu/402

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venir descritte da Plozio; e conviene aggiugnere ciò, che narra Svetonio33, che M. Celio in una sua Orazione parlò con disprezzo di Plozio chiamandolo latinamente Rhetorem hordearium. Or il nostro Autore di Mario e di Marco Celio, par che faccia un uom solo, chiamandolo ora Marco Celio, ora Marcio; e dice, ch’egli dopo aver per suo interesse protetto Plozio, sperando di essere da lui lodato, quando si avvide, che Plozio negava di compiacerlo, prese a perseguitarlo: cosa di cui non v’ha fondamento alcuno negli antichi Scrittori, e appoggiata solo a’ due fatti diversi di sopra accennati, confusi dal nostro Autore in un solo, e travisati a capriccio34. E questo basti per saggio di una tal opera, di cui assai poco varrommi nel decorso di questa Storia; poiché, come si è detto, ciò che vi ha di pregevole tutto è tratto dalla Storia Letteraria di Francia; e il confutarne tutti gli errori, sarebbe cosa a non finir così presto.

VII. Il passo, che abbiamo recato di Cicerone, in cui parla della scuola aperta in Roma da Plozio, rischiara maravigliosamente e conferma ciò, che di sopra si è detto. Era Cicerone nato l’anno 647 ed era perciò fanciullo di tredici in quattordici anni, quando Plozio cominciò a insegnar la Rettorica latinamente. Il motivo da noi accennato, per cui contro di lui e degli altri, che ne seguivan l’esempio, pubblicaron i Censori il riferito decreto l’anno 661 è qui chiaramente espresso; cioè la comun persuasione de’ più dotti uomini di Roma, che a’ giovinetti fosse assai più vantaggioso il frequentar le scuole de’ Greci, ed esser da questi ammaestrati nell’Eloquenza. Ma il decreto di Domizio e di Crasso non ebbe gran forza; e alcuni, benché pochi, Retori Latini vengon nominati da Svetonio, che vissero a questi