Pagina:Storia della letteratura italiana - Tomo I.djvu/403

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search


tempi medesimi, come Lucio Otacilio Pilito, che ebbe a suo scolaro Pompeo il Grande35, Epidio, che ebbe Marco Antonio ed Augusto36, e Sesto Clodio Siciliano, che di Greca insieme e di Latina Eloquenza fu professore, e amicissimo di Antonio37, il quale per testimonianza di Cicerone38 donogli due mila jugeri di terreno esenti da ogni imposta 210 nelle Campagne de’ Leontini in Sicilia. Finalmente Cajo Albuzio Silo Novarese Retore e Oratore insieme, il quale fuggito dispettosamente dalla sua patria, perché essendovi egli Edile, e pronunciando sentenza dal Tribunale, coloro, ch’ei condannava, presolo pe’ piedi l’aveano villanamente trascinato a terra, sen venne a Roma, vi tenne per molti anni pubblica scuola, e talvolta ancora, benché di raro, perorò nel foro, or con lieto or con infelice successo; finché tornato alla patria, e travagliato da una vomica, risolvette di uccidersi colla fame, e radunato il popolo, e esposte le ragioni della sua risoluzione, la pose ad effetto. Delle virtù, ch’egli aveva nel declamare e nel perorare, ma congiunte ancora a molti vizj, parla lungamente, oltre Svetonio39, Seneca il Retore40, e tra’ moderni il Conte Mazzuchelli ne’ suoi Scrittori Italiani41. Fiorì egli verso gli ultimi anni dell’Impero d’Augusto. Sembra però, che i Retori minor fama ottenessero in Roma, che i Gramatici, e che uomini più illustri fosser tra questi, che non tra quelli. Anzi ove abbiamo esaminata l’origine del dicadimento della Romana Eloquenza, si è veduto, che per testimonio dell’Autore del Dialogo de Caussis corruptæ eloquentiæ essi non erano mai stati in gran pregio; e che uomini assai mediocri erano comunemente, e tali, che bastar non potevano certamente a formare un perfetto Oratore. Alcuni nondimeno ve n’ebbe eccellenti nell’arte loro ed illustri, e perciò cari sommamente a’ grandi uomini di quel tempo, come di sopra si è detto.

VI