Pagina:Storia della letteratura italiana - Tomo I.djvu/404

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II. Il principale esercizio de’ Retori era quello del declamare, in cui non solo istruivano e esercitavano i lor discepoli, ma spesso si occupavano anch’essi. Proponevasi qualche argomento somigliante a quelli, che trattar si solevano più frequentemente nel foro, e di esso si ragionava, come appunto credevasi, che sarebbe convenuto fare in tale occasione. Il quale esercizio era certamente vantaggioso al sommo, come vantaggioso è a’ soldati il venire a finte battaglia per addestrarsi alle vere. Quindi uomini anche già avanzati in età e avvolti ne’ pubblici affari usavano spesso di declamare. Così di Gneo Pompeo racconta Svetonio42, che sul principio della guerra Civile per disporsi a rispondere a Curione, il quale preso avea a difendere la causa di Cesare, ripigliò l’esercizio del declamare da molto tempo interrotto; e che M. Antonio ed Augusto, anche mentre stavano in campo nella guerra di Modona, solevano a ciò dar qualche tempo. Ma Cicerone singolarmente era di questo esercizio amantissimo: Io mi esercitava, egli dice43, parlando de’ giovanili suo studj, declamando, come ora dicono, spesso con Marco Pisone e con Quinto Pompeo, o con alcun altro ogni giorno; il che io faceva spesso in Latino, ma più sovente ancora in Greco; o perché essendo il Greco linguaggio più ricco di grazie e di ornamenti mi addestrava a parlare somigliantemente in Latino, o perché, se non avessi usato del Greco, da’ celebri Professori Greci non avrei potuto essere né corretto né istruito. Né in età giovanile soltanto, ma fino al tempo, in cui fu Pretore, continuò egli a declamare in Greco44. Anzi dopo la guerra Civile, quando egli ritiratosi per alcun tempo nella sua Villa Tusculana tutto era immerso negli amati suoi studj, non solo declamava egli, ma udiva pur volentieri gli altri innanzi a lui declamare, e tra essi Irzio, che non molto dopo fu Console, e Dolabella45; talché scrivendo a Papirio Peto, e leggiadramente scherzando dice46, che, come narravasi del Tiranno di Siracusa Dionigi, che cacciato dal Regno si ritirasse in Corinto, e vi aprisse pubblica scuola, lo stesso faceva egli pure allora, dappoiché, tolti di mezzo i giudicj, perduto