Pagina:Storia della letteratura italiana - Tomo I.djvu/64

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Parte I. 25

questi vedere presso il Lampredi, che saggiamente ne mostra l’insussistenza1. Nè è perciò, che altre migliori pruove noi non ne abbiamo. Il continuo sviscerar degli animali, che dagli Etruschi facevasi, dovea necessariamente condurgli allo studio di quelle parti, che attentamente disaminavano, e renderli nell’anatomia profondamente versati. Questa non è che semplice conghiettura, appoggiata però, come ognun vede, a buon fondamento. Argomenti ancor più sicuri noi abbiamo del valor loro nella medicina. Celebre per l’origine de’ rimedj chiama Marziano Capella l’Etruria2: Etruria regio... remediorum origine... celebrata. E facilmente si vede, qual occasione avessero gli Etruschi di esercitarsi in quest’arte. Abbonda quella provincia di Terme, le cui acque a varj usi di medicina giovano maravigliosamente. Anche Dionigi Alicarnasseo e Strabone ne fan menzione3. Or ciò dovette probabilmente risvegliar l’animo degli Etruschi a investigarne la qualità e gli effetti, e quindi ad usarne colle opportune leggi a giovamento degl’infermi. Il Lampredi a provare, che così fu veramente, seguendo il Dempstero4, mentova l’Aquilege Etrusco, di cui, egli dice, tanti antichi fanno menzione. Ma io temo, che questa volta egli siasi troppo affidato all’autorità del Dempstero. Crede egli, che impiego dell’Aquilege fosse l’esaminare la natura de’ bagni, prescrivere il modo di usarne, ed osservare, ove più utilmente si avessero a collocare. Ma egli è certo, che esaminando i passi di Cassiodoro5, di Plinio il giovane6, e il vecchio7, chiaramente raccogliesi, che l’Aquilege era quegli, che indagava i terreni, da’ quali potesse sperarsi di trarre acqua, e la maniera e le leggi prescriveva, con cui derivarla e condurla a’ luoghi opportuni. Io non veggo inoltre, chi siano questi antichi autori, che dell’Aquilege Etrusco fanno menzione. Certo niuno de’ tre poc’anzi nominati al nome di Aquilege aggiugne quello di Etrusco. Un sol passo di M. Terenzio Varrone io veggo allegarsi dal Dempstero8, in qui si nomina Tuscus Aquilex: ma, come il Dempstero medesi-

  1. Pag. 41 &c.
  2. De nupt. Phil. & Merc. L. VI.
  3. Dion Antiq. Rom. lib. I. Strab. lib. V.
  4. Etrur. Reg. lib. I cap. XIII.
  5. Lib. III Var. Epist. LIII.
  6. Lib. II Ep. XLVI.
  7. Hist. nat. lib. XXVI cap. VI.
  8. Loc. cit.