Pagina:Storia della letteratura italiana - Tomo I.djvu/63

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24 Storia della Letteratura Italiana.

volosi racconti di Bacchide e di Tagete primi inventori, come essi dicevano, dell’arte di prendere augurj; quindi ancora il chiamarsi, che era in uso, de’ Toscani Aruspici a Roma per le celesti osservazioni, e per altre somiglianti puerilità, dietro a cui pare strano, che perduti andassero sì follemente uomini in altre cose avveduti e saggi. Tutto ciò non appartiene a scienza, nè io mi ci debbo perciò trattenere più oltre. Pare veramente, che di mezzo a queste superstizioni una fisica opinione prima d’ogn’altro proponesser gli Etruschi, che in quest’ultimi tempi molti ha avuti sostenitori e seguaci; cioè che i fulmini vengano ancor di sotterra, e non dal cielo soltanto. Il M. Maffei1 e il Lampredi2 sostengono, che così veramente sentissero gli Etruschi, e un passo di Plinio allegano in lor favore: Etruria erumpere terra quoque fulmina arbitratur3. Il Bruckero al contrario, che singolarmente dopo aver letta la dissertazione del Lampredi suo avversario poco favorevol si mostra alla Etrusca letteratura, pretende, che effetto di superstizione soltanto e non di fisica osservazione si fosse una tale sentenza. A me non sembra questione sì agevole a diffinire. Se altro non si aggiugnesse da Plinio, parrebbe essa chiaramente decisa in favor degli Etruschi; ma egli di questi ultimi favellando aggiugne: Quæ infera appellat (Etruria) brumali tempore facta, sæva & execrabilia. Colle quali parole sembra indicarne, che i fulmini di sotterra scoppiassero solo secondo gli Etruschi in tempo di verno, e che essi soli funesti fossero e dannosi; il che certo a buona fisica non si conviene. Ma le parole non son sì chiare, che bastino a decidere sicuramente. Io lascerò dunque, che ognuno segua qual parer più gli piace. Delle altre superstiziose osservazioni degli Etruschi intorno a’ fulmini, benchè qualche morale allegorico senso possan racchiudere, come ingegnosamente osserva il Lampredi, io non farà motto; e ad altre cose passerò in vece, che del saper degli Etruschi ci fanno più certa fede.

XXII.

Gli Etruschi coltivano la Medicina e l’Anatomia.

Che gli Etruschi coltivasser la medicina e l’anatomia, si è da alcuni provato con sì deboli argomenti, che l’usarne troppo mal si conviene a’ sostenitori di buona causa. Possonsi

  1. Ibid. p. 73.
  2. Loc. cit. p. 33.
  3. Hist. nat. lib. II cap. LIII.