Pagina:Storia della letteratura italiana I.djvu/215

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immaginazione umana è la trasformazione di uomini in bestie, nel canto XXV, quantunque la soverchia minutezza generi sazietà.

Fra tanti gruppi sorge qua e là alcuno individuo in cui si sviluppa con più chiara coscienza il concetto di Malebolge. Un lato serio di questo concetto è lo spirito che varca il limite assegnatogli. Se la ragione potesse veder tutto, mestier non era partorir Maria. L’esperienza avea le sue colonne d’Ercole; la ragione aveva pure le sue colonne. Questo concetto qui è serio, non è sublime, nè tragico; perchè l’uomo che con la temerità oraziana sforza la natura, e qui non dirimpetto a Dio come Prometeo e Capaneo, ma colpito e soggiogato, senza che in lui paja vestigio di ribellione, di orgoglio e di violenza:

Dove vai,
Anfiarao? perchè lasci la guerra?
E non restò di rovinare a valle,
Fino a Minòs che ciascheduno afferra.

L’uomo di Orazio è sublime, perchè lo vedi nell’opera, senti in lui la voluttà del frutto proibito, malgrado Dio e la Natura. Anfiarao è un puro nome; sublime di terrore è quel suo precipitare a valle, mostrandocelo successivamente inabissarsi, ma il grottesco vien subito dopo:

Mira che ha fatto petto delle spalle:
Perchè volle veder troppo davante,
Di rietro guarda e fa ritroso calle.

Ulisse, che ha varcato i segni di Ercole, è travolto nelle acque per giudizio di Dio, come a lui piacque. Pure un po’ dell’audacia di Ulisse è ancora in Dante, che gli mette in bocca nobili parole, e ti fa sentire quell’ardente curiosità del sapere che invadeva i contemporanei. Ti par di assistere al viaggio di Colombo. Il peccato diviene virtù.