Pagina:Storia della letteratura italiana I.djvu/403

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Nelle sue ballate senti la gentilezza e la grazia delle montanine di Franco Sacchetti, massime quando il fondo è idillico, come nella ballata dell’augelletto e nell’altra:

Io mi travai, fanciulle, un bel mattino
Di mezzo giorno, in un verde giardino.

Nelle sue canzoni e canzonette, nelle sue Lettere e nei suoi Rispetti non trovi novità d’idee o d’immagini o di situazioni, e neppure un’impronta personale e subbiettiva, come nel Petrarca. Ci trovi il segretario del popolo, che traduce in forme eleganti il repertorio comune dei canti popolari dall’un capo all’altro d’Italia. Perciò non hai qui la freschezza e originalità delle stanze idilliche; spesso ci senti la fretta e la distrazione, come di chi scriva di fuga e per occasione. Vedi ritornare le stesse idee con lievi mutamenti, com’è il fuggire del tempo e il coglier la rosa fiorita. Il dizionario delle idee popolari è piccolo volume, e non s’ingrandisce in mano al Poliziano. Quelle poche idee si aggirano intorno a situazioni generiche e semplici, come sono la bellezza del damo o della dama; la gelosia, la dipartita, l’attendere, lo sperare, l’incitare, la disperazione e i pensieri di morte, le dichiarazioni e le disdette. Sono l’espressione di un essere collettivo, non del tale e tale individuo. E così sono nel Poliziano. I nomi mutano, secondo l’argomento, come la dipartita e la ritornata, e anche secondo il tempo, come la serenata o il notturno o la mattinata; ma le forme sono le stesse. Sono per lo più stanze in rime variamente alternate, come nelle ballate e ne’ rispetti, fatte svelte e leggiere nelle canzonette, ove domina il settenario o l’ottonario. Spesso non hai che un solo motivo variamente modulato e con graziose ripigliate, come fosse un trillo o un gorgheggio:

E crederei, s’io fossi entro la fossa
Risuscitare al suon di vostra gola;