Pagina:Storia della letteratura italiana II.djvu/413

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intellettuale e morale di uomo e di poeta. Quando leggi la Vita rustica, la Salubrità dell’aria, il Pericolo, la Musa, la Caduta e la sua Nice e la sua Silvia, provi una soddisfazione più che estetica, senti in te appagate tutte le tue facoltà.

La vecchia società è colta non nelle sue generalità rettoriche, come nel Rosa, nel Menzini e in altri satirici, ma nella forma sostanziale della sua vecchiezza che è la pompa delle forme nella insipidezza del contenuto. Quelle forme così magnifiche alle quali si dà una importanza così capitale, sono un’ironia, messe allato al contenuto. La Batracomiomachia è l’ironia dell’Iliade, la Moscheide è l’ironia dell’Orlando, sono forme epiche applicate a un mondo plebeo. L’ironia è la forma delle vecchie società, non ancora conscie della loro dissoluzione. È il vecchio che vuol farla da giovine con tanta più ostentazione nelle apparenze quanto più meschina è la sostanza. Questo è il concetto fondamentale del Giorno, fondato su di un’ironia che è nelle cose stesse, perciò profonda e trista. Parini non vi aggiunge di suo che il rilievo, una solennità di esposizione che fa più vivo il contrasto. E perchè sente in quelle mentite forme negato sè stesso, la sua semplicità, la sua serietà, il suo senso morale, non ha forza di riderne e non gli esce dalla penna uno scherzo o un capriccio. Ride di mala grazia, e sotto ci senti il disgusto e il disprezzo. L’Italia avea riso abbastanza, e rideva ancora ne’ versi di Passeroni e di Goldoni. Qui il riso è alla superficie, sotto alla quale giace repressa e contenuta l’indignazione dell’uomo offeso. La sua interna misura e pacatezza, la sua mente rettrice gli dà la forza della repressione, sì che il sentimento di rado erompe sulla superficie, e l’ironia di rado piglia la forma del sarcasmo. L’ironia de’ nostri padri del risorgimento era allegra e scettica, come nel Boccaccio e nell’Ariosto, perchè era

 De Sanctis ― Lett. Ital. Vol. II 26