Pagina:Storia della letteratura italiana II.djvu/440

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tinuo flutto delle sue contraddizioni finì tristo, lanciando al nuovo secolo, come una sfida, le sue Grazie, l’ultimo fiore del classicismo italiano.

Foscolo morì nel 1827. E già si erano levati sull’orizzonte Pellico, Manzoni, Grossi, Berchet. Comparsa era la scuola romantica, l’audace scuola boreale.

Il 1815 è una data memorabile, come quella del Concilio di Trento. Segna la manifestazione officiale di una reazione non solo politica, ma filosofica e letteraria, iniziata già negli spiriti come se ne veggono le orme anche ne’ Sepolcri, e consacrata nel 18 brumajo. La reazione fu così rapida e violenta come la rivoluzione. Invano Bonaparte tentò di arrestarla, facendo delle concessioni, e cercando nelle idee medie una conciliazione. Il movimento impresso giunse a tale, che tutti gli attori della rivoluzione furono mescolati in una comune condanna, giacobini e girondini, Robespierre e Danton, Marat e Napoleone. Il terrore bianco successe al rosso.

Venne in moda un nuovo vocabolario filosofico, letterario, politico. I due nemici erano il materialismo e lo scetticismo, e vi sorse contro lo spiritualismo portato sino all’idealismo e al misticismo. Al dritto di natura si oppose il dritto divino, alla sovranità popolare la legittimità, a’ dritti individuali lo Stato, alla libertà l’autorità o l’ordine. Il medio evo ritornò a galla, glorificato come la culla dello spirito moderno, e fu corso e ricorso dal pensiero in tutt’i suoi indirizzi. Il cristianesimo, bersaglio fino a quel punto di tutti gli strali, divenne il centro di ogni investigazione filosofica e la bandiera di ogni progresso sociale e civile; i classici furono per istrazio chiamati pagani, e le dottrine liberali furono qualificate senz’altro pretto paganesimo; gli ordini monastici furono dichiarati benefattori della civiltà; e il Papato potente fattore di libertà e di progresso. Mutarono i criterii dell’arte. Ci fu un’arte pagana, e