Pagina:Storia della rivoluzione di Roma (vol. I).djvu/22

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12 ai lettori

tichi forse o non curanti del precetto dell’evangelo, delle loro beneficenze fanno in ogni luogo risuonar le novelle. Fu amantissimo del decoro e dello splendore di Roma nostra, della quale ebbe sommamente a cuore la verace grandezza; e questa noi riputiamo lode non punto volgare oggidì che pur troppo un soverchio e smodato amor di noi stessi ci tien fitti coll’animo nel fango de’ privati nostri guadagni, senza punto affannarci se la patria non si mantiene in altezza di fama. Consapevole dei propri difetti, che a tutti ne fu conceduta la nostra parte, era mite e benigno inverso gli altrui, né mai usciva dal suo labbro voce men che savia e discreta intorno la vita e il costume di chicchessia; affabile e molto alla mano con tutti, fu sempre accomodato alle voglie degli amici, e del conversar domestico desideroso.»

Pongo fine alle mie parole con queste bellissime del Monti. E a te, padre mio, che ho amato e riverito quanto mai non so dire, sono grato pel nobile esempio di virtù che in vita mi desti. E poiché per mio bene e conforto su questa misera terra non mi fu concesso godere più a lungo di questo esempio; pur desso fu così splendido, che mi rende oltremodo lieto e superbo di potermi dire tuo figlio.


Roma, 1 Luglio 1868.



Alessandro Spada.