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| 46 | storia |
cittadini siano in guardia dei male intenzionati che sotto vani pretesti desiderano sconvolgere l’ordine pubblico, per potersi più facilmente appropriare le altrui sostanze.
» La costituzione non è un nome nuovo nel nostro stato e quegli stati che attualmente l’hanno la copiarono da noi. Noi avemmo la Camera dei deputati nel Collegio degli avvocati concistoriali, e la Camera dei pari nel sacro Collegio dei cardinali fino dall’epoca di Sisto V.»
Questo discorso quanto insolito, altrettanto importante, che il Santo Padre pronunziò a tutti i capi de’ corpi militari, non venne stampato. Venne ricopiato solamente, e moltiplicatesene le copie circolò, eccitando nei più sorpresa e timore.
Il vedere che quel papa, il quale un anno prima portavasi in trionfo toccando l’apice dell’umana gloria, si trovasse poi costretto a raccomandare la sua sacra persona alla guardia cittadina, non poteva non eccitare, come eccitò quasi in tutti, grandissima meraviglia e trepidazione. Il linguaggio del Santo Padre era tale da indicare che il caso era grave assai, e che le cose eran giunte a mal partito. Si osava non pertanto parlare da taluno di libertà del sovrano e di spontaneità de’ suoi atti. Si rilegga ciò che precede, si considerino i fatti del giorno 8, e poi ci si dica se il papa fosse libero. No non lo era. Siamo sinceri. Il papa era sotto l’impero della violenza e della minaccia, e i fatti parlano troppo chiaro per poterne dubitare.
Il discorso di cui testè facemmo menzione, venne accennato imperfettamente dalla Pallade,[1] ma dal Ranalli fu riportato quasi per intiero.[2]
In proseguimento di ciò che accadde il giorno 11 febbraio rammenteremo che alle 4 ½ circa pomeridiane giunse