Pagina:Storia della rivoluzione piemontese del 1821 (Santarosa).djvu/116

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Una commissione di governo, creata di consenso dello stesso Desgeneys, e presieduta dal conte d’Json (Vedi Doc. S) si mise tosto in relazione colla giunta di Torino. Venne prontamente organizzata la guardia nazionale numerosa, e tale da non lasciar luogo a dubitare dell’utilità dei suoi servigi. Giammai popolo meritossi colla sua attitudine maggior confidenza.

Un tale successo rianimò alquanto la giunta, e ridestò qualche lieve speranza ne’ cuori (Vedi Doc. T). La nostra situazione sembrava avvantaggiarsi; a seguito degli ordinati movimenti di truppa il campo di Alessandria venia di giorno in giorno rinforzato1. I soldati dei contingenti provinciali arrivavano in folla ai rispettivi depositi, le provincie, avvilite da principio per la partenza di Carlo Alberto, si rinfrancavano e faceano a gara di attestare la loro devozione al governo costituzionale. Ma frattanto i paesi a mezzogiorno del Piemonte comprimeva il cav. Rovero di San Severino governatore di Cuneo, nemico dichiarato del sistema costituzionale; i carabinieri reali, docili allo spirito controrivoluzionario di loro capi, secondavano comechè loro riusciva i nemici della libertà, ed osavano minacciare persino nelle persone i membri della giunta, i ministri.

Eppure il governo costituzionale che avea perdurato pel fermo volere di pochi alla diserzione di suo capo, circondato da tanti pericoli, attraversato da

  1. Non vi furono che i cacciatori-guardie, reggimento che si recluta interamente in Sardegna, i quali si rifiutassero d’obbedire, protestando di non voler prender parte agl’interni movimenti del Piemonte. Il governatore di Nizza spedì al ministro della guerra la dichiarazione degli ufficiali di quel corpo.