Pagina:Storia della rivoluzione piemontese del 1821 (Santarosa).djvu/117

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search
 
 
97


tanti ostacoli, avrebbe fatto salva la patria, se più da lunge non gli fosse venuto il colpo micidiale.

Misera Italia! nel momento in cui una di tue famose città aveva innalzato la tua santa bandiera, quel popolo che primo dischiuse il sentiero della libertà, il di cui parlamento diede tante ed ammirate prove di coraggio, quel popolo ch’ebbe nove mesi per prepararsi alla guerra, che avea giurato seppellirsi sotto le rovine di sua patria, quel popolo cadde, non è più! * Forse l’istoria riuscirà del tutto a squarciare l’orrido velo in cui si avvolgono i deplorabili casi. Nei momenti di estreme sventure la voce del popolo gridò ognora al tradimento, ma nella nostra non sono occulti i traditori: sono dessi al contrario che non arrossiscono palesarsi, sono dessi che menan vanto di aver apprestato alla patria l’obbrobrio, le catene. L’uno contempla tranquillo l’effetto di sua profonda ipocrisia, e vagheggia il momento di goderne a sua posta, all’altro fu già numerato il prezzo di aver trascinato nel fango un bel nome. Ma vivon dunque securi che il Vesuvio non rinchiuda più fiamme nel grembo?

Giunte a Torino le tristi nuove di Napoli, non trovarono chi fede loro prestasse; ma poscia, quando di così immensa ed incredibile sciagura non fu più lecito dubitare, e si vide sparita per la causa italiana fin l’ultima speranza, subentrò un generale sbalordimento.

* «......e nel 1820 il popolo con mirabile rivolgimento fece a sè stesso leggi migliori. Ingannato e tradito, non le difese; la sua caduta era inevitabile, gli fu colpa cader vilmente.» Colletta, ultima pagina della Storia del reame di Napoli.
SANTAROSA.
 
7