Pagina:Storia della rivoluzione piemontese del 1821 (Santarosa).djvu/118

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Si fu allora che il conte di Mocenigo, ministro di Russia a Torino, si proferse al cav. Dalpozzo, ed all’ab. Marentini per trattare di pace, e sebbene non mostrasse di adoperarsi in tale faccenda a nome del sovrano da lui rappresentato, ma di suo spontaneo arbitrio, pure non lasciava di assicurare le persone alle quali si era diretto, del vivo interesse e della sollecitudine dell’imperatore Alessandro per una prospera pacificazione del Piemonte. Le condizioni da lui proposte consistevano: nella promessa che gli Austriaci non avrebbero posto il piede sul nostro suolo, nella concessione di piena ed assoluta amnistia, facendo nel tempo stesso travedere la speranza di poter ottenere uno statuto che garantisse gl’interessi della società.

Un tal progetto fu sottoposto alla giunta, che dopo averlo maturamente esaminato e discusso, dichiarò accettare la mediazione del ministro russo, approvò le basi della pace da lui presentate, ma credette dover insistere caldamente sulla necessità di uno statuto, come l’unico mezzo di stabilire la pace, la felicità del Piemonte. E questa dichiarazione firmata da tutti i membri1 e dal ministro dell’interno, si spedì in Alessandria l’abate Marentini incaricato di comunicarla ai capi costituzionali e di sollecitarne l’assenso.

Il ministro di guerra non si oppose: caduto il governo costituzionale di Napoli, a’ suoi occhi erano

  1. Luzzi, segretario della giunta provvisoria di Alessandria, ed eletto recentemente membro di quella di Torino, non si era ancora recato in questa città e quindi non fu presente a quella seduta.