Pagina:Storia della rivoluzione piemontese del 1821 (Santarosa).djvu/43

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verno assoluto, e i montanari non hanno ancora obliato il tempo in cui le terre quasi nulla pagavano per tributo, e si comprava il sale ad un soldo la libbra. E quindi una costituzione liberale soltanto, sarebbe l’unico mezzo di render Genova sorgente di prosperità per lo Stato, e di unire due popoli, per antichi e malaugurati dissidii proclivi a separarsi.

Dopo la divisione fatta dal congresso di Vienna, gli uomini pensanti in Europa, giudicarono non doversi ormai più considerare la casa di Savoia per ciò ch’ella era, ma bensì per quello che potrebbe divenire, secondata dall’opinione italiana. Il suo non era più che uno stato di transizione; ed al re di Sardegna, stretto tra due forze opposte, restava la scelta della corona d’Italia o del vassallaggio dell’Austria. Le geste di tanti principi di Savoia, il risoluto ardire di Vittorio Amedeo II1, la fermezza di Carlo Emanuele III, lasciavano sperare che questa casa avrebbe colto la prima occasione propizia per compiere il sublime di lei destino, e che allora si sarebbe potuto apprezzare, se le fatiche ed i sudori marziali di venti predecessori di Vittorio Emanuele, avessero a fruttare in un col glorioso stabilimento di loro dinastia, l’indipendenza d’Italia e la pace di Europa, turbata sì spesso da guerre aventi sol per iscopo la triste gloria di disputarsi i brani di nostra terra e di cal-

  1. Gli storici si sono scatenati contro Vittorio Amedeo II, perchè abbandonata bruscamente, nella guerra della successione di Spagna, l’alleanza della Francia, passò dalla parte nemica; ma questi storici, quasi tutti francesi, tacquero la condotta di Luigi XIV col duca di Savoia, condotta talmente ingiusta ed irritante, che ragione di stato e decoro costrinsero il conculcato principe a quell’estremo partito.