Pagina:Storia della rivoluzione piemontese del 1821 (Santarosa).djvu/83

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dati e spedita a Torino. Santarosa e Lisio non conobbero il successo di Alessandria che partiti da Carmagnola; pervenuti alle porte di Asti il giorno 11 a mezzodì, furono quivi raggiunti da San Marsano che recavasi in Alessandria. Entrarono uniti nella città in mezzo ad una immensa folla, che attonita in sulle prime, non tardò molto a confondere il suo col giubilo dei soldati; questi raccolsero in quell’amica accoglienza dei cittadini il primo guiderdone di loro coraggiosa intrapresa. Asti è patria di Vittorio Alfieri. Il reggimento passò dinanzi alla casa in cui vide il giorno quel grande: i capi costituzionali con acclamazioni la salutarono, e già vedeano, nel loro entusiasmo, dischiudersi all’Italia quell’era di gloria, che il poeta cittadino le avea vaticinato.

Lisio e Santarosa entrarono nella cittadella di Alessandria, la mattina del 12 in un coi cavalleggieri del re. Pare che al loro arrivo il governatore si decidesse a sgombrare dalla città, locchè fece a seguito di una convenzione militare tra lui ed Ansaldi, accompagnato dal reggimento Savoia, dagli ufficiali superiori


    la giusta e decorosa libertà di svelare i suoi desiderii al re, come figli ad un padre.

    « Se noi ci allontaniamo per poco dalle leggi di militare disciplina, vi siam trascinati dal supremo bisogno della patria, e n’è guida l’esempio dell’armata prussiana, che fe’ salva nel 1813 l’Alemagna con la spontanea guerra intrapresa contro l’oppressore. Ma noi giuriamo ad un tempo di difendere la persona del re, e l’onore di sua corona contro qualsiasi nemico, seppure Vittorio Emanuele può avere altri nemici che quelli d’Italia.

    A Carmagnola li 10 marzo 1821.

    Firmati
    Santorre Santarosa.
    Guglielmo di Lisio.