Pagina:Storia delle arti del disegno.djvu/339

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search

p r e s s o   g l i   E t r u s c h i , ec. 229

una scala (fra i cui scalini ha passato il capo) come per salire alla camera d’Alcmena. Dall’altro lato sta Mercurio con un grosso ventre posticcio in figura di servo, ed è travestito a un di presso come il Sosia di Plauto: tiene nella sinistra mano il caduceo voltato all’ingiù, quali per nasconderlo affin di non essere riconosciuto, e nella destra porta una lucerna, cui tiene alzata verso la finestra, forse in atto di far lume a Giove, onde meglio veder possa Alcmena, o per mostrare a questa, siccome dicea Delfi a Simeta presso Teocrito1, ch’egli era pronto a far forza coll’accetta e colla lampana2 in caso di resistenza. Egli è fornito di grossissimo priapo, che dee pur qui avere la sua significazione; e tal parte così formar soleansi di pelle rossa gli antichi comici3. Amendue le figure hanno calzoni d’un color bianchiccio che lor giungono fino alle caviglie, quali veggonsi pure ai comici sedenti con maschera al viso nelle ville Albani e Mattei; e sappiamo altronde che gli attori nelle antiche commedie senza calzoni comparir mai non osavano4. La parte nuda delle figure è d’un color di carne fino al priapo, che è d’un rosso cupo come il loro vestito, e quello in Alcmena è segnato a stelline bianche. I panni così lavorati a stelline erano in uso presso i Greci fin dai più rimoti tempi: tal vestito avea l’eroe Sosipoli in un’antica pittura5, e tale portavalo Demetrio Poliorcete6.

§. 35. I disegni, che veggonsi sulla maggior parte de’ vasi, sono sì esatti, che quelle figure potrebbono aver luogo anche in un quadro di Raffaello. E’ strano altresì che due vasi non trovinsi, ne’ quali la stessa figura sia stata replicata; che se pur ve ne sono de’ simili, io asserir posso almeno, che aven-


do


  1. Idil. 2. vers. 127.
  2. Che dicesi a ferro, e a fuoco.
  3. Aristoph. Nub. v. 590., Confer ejusd. Lysistr. v. 110. [ Suida V. Ἰθύφαλλοι
  4. Pict. d’Erc. Tom. 1. pag. 267. Tav. 2. not. 9.
  5. Paus. lib. 6. cap. 25. in fine. pag. 517.
  6. Athen. Deipnosoph. l. 12. c. 9. p. 535.