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Pagina:Storia delle arti del disegno II.djvu/162

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156 Progressi e Decadenza dell’Arte

§. 22. Durante la seconda guerra punica parve che la forza e la politica de’ Romani operassero de’ prodigi. Sebbene più volte fossero interamente disfatti i loro eserciti, cosicchè in Roma non contavansi più che 137000. cittadini[1], pur essi sul finir della guerra comparvero in campo con ventitrè legioni[2]. Quell’agitazione sollevò lo spirito de’ Romani; e lo stato loro, come quello degli Ateniesi in tempo della guerra co’ Persi, prese altra forma. I Romani fecero conoscenza e alleanza co’ Greci, e sentironsi destare in seno l’amore per le loro arti. Il primo a far trasportare i loro lavori a Roma fu CI. Marcello dopo la conquista di Siracusa, ornandone il Campidoglio e ’l tempio da lui stesso consacrato presso la porta Capena[3]. Lo stesso fece Q. Fulvio Flacco colle statue della soggiogata città di Capua, che tutte furono da lui trasportate a Roma[4].

§. 23. Sebbene grande sia stato lo spoglio fatto dai Romani delle statue nelle provincie conquistate, ciò non ostante altre nuove ne ordinarono essi in Roma. Diffatti intorno a que’ tempi i tribuni della plebe col prodotto delle pene pecuniarie fecero fondere delle statue di bronzo da collocarsi nel tempio di Cerere[5]. Col prodotto medesimo gli edili nel decimosettimo ed ultimo anno di quella guerra fecero ergere tre altre fimili statue nel Campidoglio[6], ed altrettante nella stessa guisa ne furono erette non molto dopo a Cerere, al Padre Libero, e a Libera[7]. L. Stertinio col bottino delle Spagne fece innalzare due archi nel Foro Boario, e gli ornò con statue indorate[8]. Osserva Livio, che in Roma a que’ tempi non v’erano ancora di quegli edifizj pubblici che in seguito chiamaronsi basiliche[9].


§. 24. Por-


  1. Liv. lib. 27. cap. 31. n. 36.
  2. idem lib. 26. cap. 1.
  3. id. lib. 25. cap. 25. n. 40., Plutarch. in Marcell. oper. Tom. I. pag. 310. princ.
  4. Liv. lib. 26. cap. 27. n. 34.
  5. Liv. lib. 27. cap. 7. n. 6.
  6. id. lib. 30. cap. 30. n. 39.
  7. id. lib. 33. cap. 16. n. 24.
  8. idem ibid. cap. 17. n. 27.
  9. lib. 26. cap. 21. n. 27.