Pagina:Storia delle arti del disegno II.djvu/177

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d a i   s u o i   p r i n c i p j   ec. 171

per combattere in duello contro Ettore1. Glauco di Messene in Sicilia, e Dionisio di Reggio vivevano al tempo d Anassila tiranno di quella città23, cioè fra le olimpiadi lxxi. [Glauco e Dionisio] e lxxvi.4: sulle coste d’un cavallo di Dionisio leggeavisi incisa una iscrizione5. Circa que’ tempi vivevano pure Aristomede e Socrate [Aristomede e Socrate] tebani, opera de’ quali era una Cibele, che Pindaro fece collocare nel di lei tempio a Tebe6, Mendeo [Mendeo] di Peone, di cui vedeasi in Elide un simulacro della Vittoria7, Glaucia d’Egina, che fece in Elide il [Glaucia e Elada] re Gelone di Siracusa8 su un cocchio9; e per ultimo Elada d’Argo maestro di Fidia10.

[Scuole...]

§. 8. Da quelli artefici varie scuole fondaronsi in diversi luoghi, e antichissime sono le più rinomate della Grecia, cioè d’Egina, di Corinto, e di Sidone, che può chiamarsi la patria [di Sidone...] delle opere dell’arte11. Fondatori di quella scuola furono probabilmente Dipeno e Scillide12, che in Sidone fis-


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  1. Questi vien riputato il più eccellente tra gli allievi della scuola di Dedalo. Tutte le opere di lui, delle quali trovasi fatta menzione, erano in metallo- Paus. lib. 5. cap. 25. pag. 445., cap. 27. pag. 449., lib. 6. cap. 12. pag. 479., Anthol. lib. 4. c. 12. n. 6. v. 1.7. La Cerere di Onata, che serbavasi a Figalia, era assai celebre; e Pausania per vederla ne intraprese a bella posta il viaggio, lib. 8. cap. 42. pag. 688. [ Egli dice in quello luogo che Onata era contemporaneo di Egia, e di Agelada, de’ quali ha parlato Winkelmann nel §. antecedente.
  2. Paus. lib. 5. cap. 26. pag. 446.
  3. Sì Glauco che Dionisio, secondo Pausania loc. cit., erano argivi; e opere pregevoli di loro vedeansi in Elide, delle quali fa l’enumerazione il citato storico.
  4. Bentley’s loc. cit.
  5. Paus. lib. 5. cap. 27. pag. 448.
  6. id. lib. 9. cap. 25. pag. 758.
  7. id. lib. 5. cap. 26. princ. pag. 446.
  8. id. lib. 6. cap 9. pag. 473. seq.
  9. Non sono stati d’accordo gli antichi intorno al soggetto rappresentato da Glaucia sul cocchio. Hanno preteso alcuni essere questi stato Gelone re di Sicilia, che lo abbia poi mandato in dono a Giove in Elide; ma, secondo l’opinione di altri, seguitata da Pausania loc. cit., il quale ne reca le ragioni, fu innalzata quella statua a Gelone, o piuttosto a Geloo, uomo privato, che nell’olimpiade lxxiii. riportò là palma ne’ giuochi olimpici. Presso il cocchio di Gelone un’altra statua vi era, opera di Glaucia, rappresentante Filone uscito vittorioso dal pugilato. Paus. ib. pag. 474. in fine.
  10. Schol. Aristoph. in Ran. v. 504.
  11. Plin. lib. 35. cap. 11. sect. 40. §. 24., lib. 6. cap. 4. sect. 4. §. 1.
  12. La scuola di Sidone, come da Plinio lib. 35. cap. 11. sect. 40. §. 24. raccogliesi, è stata soltanto di pittura, ed ebbe la medesima per fondatore il rinomato Eupompo, pittore di tanta autorità che arrivò a dividere in tre le due antiche scuole della Grecia. Fiorì, egli è vero, nella stessa città anche la statuaria, ed alcune belle opere del loro scarpello vi lasciarono Dipeno e Scillide; ma che essi vi abbiano in oltre fondata una scuola di scultura, nessun antico autore, che io sappia, lo lasciò scritto, siccome nemmeno che le città di Corinto e d’Egina abbiano avuto scuole, la prima di pittura, l’altra di statuaria, come qui appresso scrive l’erudito nostro storico. [ Se gli autori di quella nota non avessero tolta dalla loro edizione milanese la citazione di Plinio lib. 36. cap. 4. sect. 4. §. 1.