Pagina:Storia delle arti del disegno II.djvu/330

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324 S t o r i a   dell’A r t e   greca

nella descrizione delle statue di quello museo sotto tal nome non fosse stata pubblicata anche da Bottari nell’ultima edizione1. Fabri, che altronde non è molto scrupoloso ad imporre i nomi alle statue, nel suo commentario sopra le immagini degli uomini illustri di Fulvio Orsini2, osserva che quella non può rappresentar Mario, poiché tiene ai piedi uno scrigno, che è indizio di senatore o di letterato, e Mario non era né l’uno né l’altro. Su qual fondamento vogliasi in quella statua ravvisare quello gran capitano io nol saprei, poiché di lui non ci resta nessun’altra effigie, essendo tutte supposte e false le monete che vanno sotto il suo nome, e soltanto sappiamo da Cicerone e da Plutarco3 ch’egli aveva un’aria severa e burbera. Su quella sola notizia è stato dato il nome di Mario ad una testa incisa in una gemma presso il citato Orsini4, a due teste di marmo del palazzo Barberini e della villa Lodovisi, e ad una statua della villa Negroni, che vengono allegate da Bottari5.

[.... e di Cicerone.]

§. 22. Così senza fondamento fu apposto il nome di Cicerone ad un’altra statua del museo medesimo6, e ad essa al tempo stesso fu fatto sulla guancia un porro ben visibile, che da’ latini diceafi cicer (cece) per alludere al nome di Cicerone. Quel che più sorprende è la franchezza con cui è stato inciso sulla base il nome dell’orator romano7. La


vera
  1. Mus. Capit. Tom. iiI. Tav. 10.
  2. num. 88. pag. 55.
  3. in C. Mario, princ. op. Tom. I. p. 406.
  4. cit. num. 88.
  5. loc. cit. pag. 106.
  6. Nel palazzo dei Conservatori. Maffei Raccolta di statue, Tav. 21. ne dà la figura.
  7. Avvi anche in Milano una statua assai nota, detta volgarmente l’uomo di pietra, nella quale alcuni hanno ravvisato l’immagine di Cicerone. V. Gratiol. De præcl. Med. ædif. pag. 133., & Giulin. Memor. di Mil. pare. 2.p.zg. z-jg. La toga romana di cui è vestita, e un motto di quell’oratore, che scritto si legge al di sopra del capo, sono i fondamenti a cui appoggiasi tale opinione. Ognuno però ben vede quanto questi siano deboli ed insussistenti. Alla fisonomia truce e severa sembra la statua accostarsi piuttosto a C. Mario, a cui con molta ragione poterono i Milanesi averla innalzata dopo quella vittoria, che al fiume Adige riporto sovra i Cimbri e i Teutoni, per la quale furono quelle contrade liberate dall’imminente pericolo che loro sovrastava. Con una tonsura, olssia corona ecclesiastica, che una mano imperita vi fece ai capelli, si è preteso di effigiare in essa Adelmano, uno degli arcivescovi di Milano verso la metà del secolo decimo.