Pagina:Storia delle arti del disegno II.djvu/357

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p r e s s o   i   R o m a n i   ec. 351

pezzo solo di marmo vi sono due colori diversi, bianca essendone la testa e ’l collo, e paonazzo con delle vene o strisce violacee il panneggiamento del petto1.

[Pretese teste e statue di Seneca...] §. 4. Ancor più pregevoli che le teste di Nerone sono, riguardo al lavoro, quelle che portano il nome di Seneca, la più bella delle quali in bronzo si vede nel museo Ercolanense2. In marmo, oltre quelle che sono nelle ville Medici e Albani3, ne possiede una il sig. Giovanni Dyck console Inglese a Livorno, che comprolla dai signori Doni a Firenze per 130. zecchini. Simile a quelle teste v’era altre volte in Roma un busto in forma d’Erme, il quale comprato fu dal signor marchese Gusman vicerè di Napoli4, e mandato in Ispagna con altri antichi monumenti, coi quali perì in un naufragio.

§. 5. Tali teste vengono generalmente prese per l’effigie di Seneca sull’asserzione del Fabri, il quale, spiegando le immagini degli uomini illustri raccolte da Fulvio Orsini, dice che una testa somiglievole si trova fu una bellissima moneta contornata col nome di Seneca5. Tal moneta però nè egli nè altri ha mai veduta. E’ dunque molto dubbioso che di Seneca sieno quelle teste, e ’l mio dubbio si farà maggiore se chiederemo come mai tante volte e in bronzo e in marmo sia stato fatto il ritratto ad un soggetto ch’era nella maggior disistima, mentre non v’è nessun grand’uomo dell’antichità di cui pervenute ci siano altrettante immagini. Il busto d’Ercolano dovrebb’essere stato fatto lui vivente, e le teste in marmo sono certamente opere d’un tempo, in cui l’arte fioriva. E’ altresì improbabile che Adriano abbia voluta collocare l’effigie di quel filosofo ipocrita nella sua villa, ove pur s’è trovato un pezzo di simile testa assai ben


lavo-


  1. Bottari Tom. iiI. Tav. 18.
  2. Bronzi d’Ercol. Tomo I. Tav. 35. 36.
  3. E una molto bella alla Farnesina.
  4. Gronov. Thes. Ant. græc. T. iiI. yyy.
  5. num. 131. pag. 74. Dice che esisteva una volta presso il card. Bernardino Maffei.