Pagina:Storia delle arti del disegno II.djvu/371

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p r e s s o   i   R o m a n i   ec. 365

Queste figure furono comprate dal signor generale Walmoden, che loro ha fatta rimettere una nuova testa1.

[Tito...] §. 19. Tito figliuolo e successore di Vespasiano fu in due anni molto più giovevole alle arti, che non l’era stato Tiberio nel lungo suo regno. Narra Suetonio2 che Tito avea fatto ergere a Britannico3 fratello di Nerone, con cui era stato educato, una statua equestre d’avorio, la quale ogni anno portavasi in giro con solenne pompa nel Circo. Un artista di que’ tempi fu Evodo, incisore della bella testa di Giulia figliuola di Tito, in un gran berillo, che serbasi nel tesoro dell’abazia di s. Dionisio a Parigi4. Una ancor più bella testa colossale di Tito vedesi nella villa Albani.

[....e Domiziano.]

§. 20. Domiziano, al dir di Plutarco5, volendo edificare un tempio a Giove Olimpico, ne fece abbozzare in Atene le colonne di marmo pentelico, le quali, essendo siate trasportate a Roma e ivi finite, perderono la bella ed elegante loro forma. Da ciò si potrebbe argomentare che fosse allora qui decaduto il buon gusto; ma i monumenti di


que’


    giuocavano per lo più i fanciulli. Eliano Var. hist. lib. 7. cap. 12., Polluce Onom. lib. 9. cap. 7. segm. 98. segg., Calcagnino De talorum, tesser. & calcul. lud. c. 1. in Thes. Antiq. græc. Gronov. Tom. VII. col. 1218. segg. Si facevano dell’ossicello del calcagno degli animali, detti perciò tali dai Latini. I più stimati erano quelli della capra salvatica. Vedansi i Caratteri di Teofrasto cap. 5., e ivi il traduttor fiorentino not. 19. Tom. iI. p. 22.

  1. Ivi al tempo stesso fu scoperto un gran candelabro di marmo, ornato a fogliami, e a figure con altri fregi. Della base triangolare non se ne sono serbati che due lati; in uno v’è un Giove colla barba aguzza alla maniera etrusca; ma, siccome il resto del lavoro indica lo stile greco de’ migliori tempi, dobbiamo conghietturare che a Giove sia stata data al forma per imitare gli antichi simulacri. Nell’altro lato v’è un giovane Ercole che toglie il tripode ad Apollo, qual vedesi rappresentato in molti bassi rilievi e gemme. Questo marmo fu comprato dal signor cardinal de Zelada allora prelato. V. Anmerkungen uber die Geschickte &c. p. 117. [ Egli poi ne fece un dono alla S. M. di Clemente XIV., che insieme agli altri due già di Barberini lo collocò nel Museo da lui incominciato, perfezionato poi dal successore felicemente regnante Pio VI. In quella occasione furono illustrati tutti con una dotta dissertazione dal signor abate Marini, di cui ho parlato nel Tomo I. pag. 177. not. h., e pag. 298. n. a. I lati a quello si sono serbati tutti e tre. Nel terzo, supposto guasto, vi è Apollo in atto d’inseguire Ercole, che gli ha rubato il tripode. Il creduto Giove, come avvisa il lodato scrittore pag. 181., è forse il sacerdote custode, o edituo del tempio di Delfo, ove succedette il fatto, accorso al romore, e rimasto attonito per il sacrilegio attentato d’Ercole, oppure in atto di chiedere ajuto al cielo.
  2. in Tito, cap. 2.
  3. L’unico monumento sicuro di questo infelice principe è la medaglia in bronzo posseduta in Roma dal signor abate Visconti, della quale daremo la stampa nel Tomo iiI.
  4. Vedi qui avanti pag. 29. §. 40.
  5. in Poplic. pag. 105. oper. Tom. I.