Pagina:Storia delle arti del disegno II.djvu/81

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presso i Greci, e loro Pittura. 75

[... fatti col bianco...] §. 2. A questa sembra doversi applicare la voce λευκογράφειν (bianco-pingere ) usata da Aristotele1, e sinor poco intesa da’ suoi traduttori. Parlando egli delle tragedie


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    su di un fondo colorato i profili soltanto dell’oggetto con un altro colore; e il secondo nel dare il chiaro-scuro, se non eguale, non molto dissimile almeno da quello che si usa presentemente. Io però non ravviso in Plinio che una sola maniera, la quale eseguivasi collo stendere sul campo, che occupar doveano le figure, il cinabro, o il minio, Plin. lib. 33. cap. 7. sect. 39., od anche il bianco, id. lib. 35. cap. 9. sect. 6. Sopra questo colore uniforme compieva poi il pittore il suo disegno co’ necessarj tratteggiamenti, i quali probabilmente formavansi con una tinta nera, che esser dovea pur quella di tutto il fondo del quadro. Dalle pitture, che veggonsi su i vasi etruschi, eseguici per lo più nella maniera divisata, trarsi può l’idea delle vetuste pitture monocromatiche, come avverte l’istesso nostro Autore.

    Gli antichi ebbero bensì anche la pittura risultante dai lumi e dalle ombre: pittura, che chiamar potrebbesi a chiaro-scuro. Questo genere però non rammentasi, che io sappia, da Plinio, ma sol da Filostrato Vita Apoll. lib. 2. cap. 22. oper. Tom. I. pag. 75., il quale τὸ ἄνευ χρώματος lo nomina, pittura cioè senza colore; poiché gli oggetti in essa non distingueansi con diverse tinte e colori, ma soltanto con lineamenti nel fondo medesimo impressi. Ecco ciò che Filostrato ne scrive:„ Si usa, dic’egli, dipingere qualche volta con alcuni lineamenti lenza colore. Tal pittura dir dobbiamo che risulti unicamente dall’ombra e dai lumi. Vi si ravvisa in essa la rassomiglianza dell’oggetto ritratto, la fisonomia, l’indole, la vergogna, l’audacia, quantunque non sieno quelli affetti sostenuti dai colori. Né vi manca la vivacità del sangue, e l’espression de’ capelli e della stessa nascente lanugine. Ed avvegnachè semplici sieno e perfettamente uniformi queste pitture, ci rappresentano nondimeno la faccia dell’uomo o bianca o gialliccia, come si è voluto ritrarla. Anzi se la figura d’un Indiano si sarà disegnata con tai bianchi lineamenti, lo spettatore ravviserallo, come se fosse nero. Il naso simo, i capelli ricciuti, la gonfiezza delle labbra, ed un certo stupore sparso sul viso rende nero ciò, che l’occhio vi vede bianco, e a chi lo voglia considerar bene, lo rappresenterà per un Indiano „. Le figure con la punta d’uno stile disegnate sull’intonacatura ancora recente delle pareti, colle quali, nel secolo XVI. specialmente, si è praticato di ornar le case al di fuori, non son elleno una specie di quelle antiche pitture senza colore da Filostrato descritte? [ Io credo che Filostrato vada inteso diversamente da ciò, che dice secondo la detta versione tutta alterata. Egli parla di pittura a semplice contorno; dicendo, che uno può capire il soggetto d’una pittura non solamente quando esso è dipinto a uno, o più colori; ma ancora quando sia dipinto a semplice contorno, purché però abbia già in mente l’idea, del medesimo: e per esempio, dice, si può capire, che una pittura di tal maniera rappresenta un nero Indiano, e capirvi anche nei lineamenti del volto un’aria di verecondia, o di fierezza, non solo se sia dipinto a contorno di color nero, ma anche di color bianco; imperocchè uno che già abbia in mente l’idea dell’Indiano, tosto lo riconosce in quella pittura al vedergli il naso simo, e schiacciato, crespi i capelli, le guancie gonfie, e un non so che di scintillante negli occhi. Eccone l’esatta versione latina secondo l’edizione dell’Oleario, di cui mi servo; e potrà ognuno giudicarne. Picturam (parla Apollonio a Dami) non eam solam mihi videris putare, quæ coloribus absolvitur: nempe unus etiam color veteribus illis pictoribus satis erat: incrementa vero capiens ars quatuor adhibuit, inde plures etiam; at & linearum picturam, & quod coloribus destituitur, quod ex umbra & luce compositum est, picturam fas est appellare; in talibus enim etiam similitudo cernitur, figura item, & mens, & pudor, & audacia. Atqui coloribus destituuntur istæ., neque sanguinem, aut comæ, aui barbæ nitorem repræsentant: sed simplici colore picta fuscum tamen hominem referunt, candidumve. Sique Indorum istorum aliquem albis lineamentis pinxerimus, tamen niger videbitur. Nasi enim simitas, & erecti capillorum cinni, tum genæ protuberantes, & micans quidpiam quasi in oculis efficiunt, ut nigra appareant, quæ oculis subjiciuntur, atque Indum repræsentent spectantibus, quorum est aliquod in videndis istis judicium. Quapropter dixerim ego & eos, qui pictoria artis opera aspiciunt, imitatrice opus habere facultate. Nemo enim laudaverit pictum equum, aut taurum, qui animai illud mente non intueatur, cujus similitudinem refert.

  1. Poet. cap. 6. op. Tom. IV. pag. 8.