Pagina:Storia delle arti del disegno III.djvu/25

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sull’Architettura, degli Antichi. 7

chi tempi si usavano colonne doriche con base: il che non è stato osservato fino al presente1.

Gl’intercolonnj dei tempj non sono d’un diametro e mezzo delle colonne, come Vitruvio prescrive che siano2; imperocchè il diametro delle colonne del tempio grande è di sette palmi, e cinque ottavi; e gl’intercolonnj hanno otto palmi intieri3. Conviene altresì notare come cosa particolare, che gl’intercolonnj del colonnato esteriore, che circonda questo tempio, hanno uno spazio quadro incavato alla profondità di circa un dito, il quale occupa tutto lo spazio fra il piede delle colonne4. Le colonne inferiori della cella dello stesso tempio hanno il diametro di cinque palmi e un terzo.


La


    già si è detto qui avanti pag. 5. not. d., sono due per parte, e due mezze alle cantonate, o pilastri della cella. Avevano tutte la stessa base rotonda con un toro; e nessuna posava propriamente fui gradini; ma solo le due prime erano porte su di un piano più basso del piano della cella, ove posano le altre. Si veda la Tav. VII.

  1. Da questa base rotonda il lodato Padre Paoli ne ricava uno dei molti argomenti per provare, che quest’architettura non è greca; ma bensì antica etrusca, secondo Vitruvio lib. 4. cap. 7., che egli spiega, e il quale da una simil base alle colonne toscane. Io poi aggiungo, che supposta l’antichità di queste fabbriche pestane anteriore agli ordini dell’architettura greca, secondo che sostiene lo stesso P. Paoli nella citata opera, e nella dissertazione qui appresso, avrebbe errato Plinio, asserendo nel lib. 36. cap. 21. sect. 56., che per la prima volta fosse messa la spira, o base, e il capitello alle colonne del tempio di Diana Efesina, di cui parla il nostro Autore nelle seguenti Osservazioni §. 42. Sarebbe un errore questo di Plinio, come quello, che rileveremo al §. 8.; seppure non volessimo spiegarlo, che intenda parlare dell’architettura greca solamente, nella quale potrebbe darsi, che non fosse ancora introdotta la base, e capitello prima di quel tempio: e allora crescerebbe un argomento per confermare quelle fabbriche per etrusche.
  2. Per la specie di tempio, che dice pienostilo, ossia di spesse colonne, che ha la minor distanza negl’intercolonnj. Vedilo l. 3. c. 2.
  3. Nelle Tavole V. e VI. date da Major nella citata sua descrizione di Pesto, sono alterate di molto.
  4. Questo incavo è maggiore, ed ugguaglia la profondità di quattro dita; ma non occupa tutto lo spazio fra le colonne. Ingegnosa sembra la spiegazione, che ne dà il P. Paoli Dissert. 4. n. 12. 13. pag. 118. seg., cioè che vi sia stata posta una lastra di marmo, o di bronzo alquanto alta per coprire con decoro, e bellezza il pavimento, e dare cosi un risalto alle colonne, che venivano in certo modo a comparire sopra una piccola base quadra, mediante lo spazio di tal forma, che loro restava intorno separato dal detto quadrato posticcio. Sarei portato a credere, che fosse un quadrato simile a questo, e nello stesso spazio, quello, di cui si legge Regum lib. 3. cap. 7. vers. 28. 31., che ornò Salomone l’intervallo, o intercolonnio, come si legge nella Volgata, fra le basi di bronzo, che erano al mare parimente di bronzo, del quale parlai nel Tom. I. p. 149. not. b.; ponendovi poi sopra delle figure di animali. Calmet nel commentario a quelli versetti confessa di non capire di che ornamento vi si parli; e non ho trovato interprete, che lo spieghi a dovere. Giovanni Clerc, e l’Avercampio nella nota *. al lib. 8. cap. 8. n. 6. Antiq. Judaic. Tom. I. pag. 425. di Giuseppe Flavio, il quale parla dello stesso ornato, dicendolo fatto a modo di scalino, hanno creduto, che fosse un ornato di scultura, come i dentelli nell’architettura romana.