Pagina:Storia delle arti del disegno III.djvu/393

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s u l l e   R o v i n e   d i   R o m a. 375

Pare incredibile tanta barbarie singolarmente nel principio del secolo XVI. sotto il Pontificato di Leone X., allor quando le belle arti, ed il buon gusto aveano già cominciato a rifiorire per opera di quel Pontefice, colla maestría di Michelangelo Buonarroti, e di tanti altri valenti scultori, pittori, ed architetti, i quali facevano studio sugli avanzi delle antichità, e sopra le statue, che pure restauravano: e v’erano degli amanti di anticaglie, che avidamente ne facevano acquisto; qual fu tra gli altri Lorenzino de' Medici, il quale al tempo di Clemente VII. giunse persino all’eccesso di portar via in una notte tutte le teste delle statue dei prigionieri all’Arco di Costantino1. Eppure sono quelli fatti incontrastabili. Sarebbesi anche perduta l’idea giusta di molte fabbriche, se Raffaello d’Urbino, il Palladio, ed altri architetti di quel secolo non ne avessero tramandati li disegni alla posterità. Ma come piacque a Dio, scrive il De Marchi2, pervenne quel guasto all’orecchio del buono, e giudizioso Paolo III., il quale fece una provisione grandissima sopra le anticaglie, massime sopra delle statue, eziandio delli torsi, e pezzi di marmo, che si trovassero sotto, e sopra terra, di non potersene porre in fornace sotto pena della vita, e senza remissione. Quanto fosse l’amore di questo Pontefice, e la premura, che aveva per ogni forte d’antichi monumenti, non possiamo altronde meglio intenderlo, che dal breve, pubblicato dal ch. sig. abate Gaetano Marini3, con cui l’anno 1534., primo del suo regno, diede la carica di commissario delle antichità a Latino Mannetti cittadino romano, nel quale e per l’amore, che portava a Roma come sua patria, e co-


me


    qui avanti pag. 356., trovo nominato calcara non lungi da quella città? Non longe ab Hostiensi civitate sita in loco, qui vocatur calcaria.

  1. Venuti Acc. e succ. descr. di Roma ant. par. 1. cap. 1. pag. 13.
  2. Dell’Arch. milit. lib. 2. cap. 50.
  3. Degli Archiatri Pontificj, Tom. iI. num. XCVI. pag. 280.