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lità, di muro non sia soda[1] ciò non ostante si vedono conservati degli edifizj intieramente costrutti in quel modo; quali sono fra gli altri la così detta villa di Mecenate a Tivoli, le rovine del tempio d’Ercole nello stesso luogo, gli avanzi della villa di Lucullo a Frascati, e gran pezzi di muro di quella di Domiziano a Castel Gandolfo, ove ora è la villa Barberini[2]. Maggior quantità di tali lavori trovasi fuor d’Italia[3].
§. 24. Per ciò che riguarda le mura fatte di mattoni, bisogna considerarle primieramente quanto alle mura in sé stesse, indi quanto alla incrostatura, comprendendovi però anche il pavimento. I muri dei grandi edifizj di Roma non sono intieramente di mattoni: ne sono lavorati soltanto a filare, e si chiamano muri a cortina. L’interno è riempito alla rinfusa di piccole pietre, di testacei, e d’altre cose simili, legate a vicenda con della calcina, di cui ve se ne metteva un terzo di più. Vitruvio chiama quella specie di lavoro emplecton[4], perchè è riempita nell’interno[5]; ma egli non parla se non che di mura di pietre, non già di
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- ↑ Vitr. lib. 2. c. 8. [ e Plinio l. 36. c. 22. sect. 51.
- ↑ Osserva bene il marchese Galiani al luogo citato di Vitruvio, n. 3., che di questa specie di lavoro ci siano restati monumenti in maggior copia, che delle altre; benchè Perrault lo neghi senza fondamento. Egli crede che la facilità di screpolarsi, che vi notano Vitruvio, e Plinio, possa nascere dai letti delle pietre, che non sono orizontali; ma che ciò non o tante siano fortissimi questi lavori per la piccolezza delle pietre, e l’abbondanza della calce. Le fabbriche, che fanno più maraviglia in questo genere, sono due di Baja, intorno alle quali vedasi quanto scrive il P. Paoli nella lettera a me diretta, che si darà in fine delle Osservazioni sul tempio di Girgenti, §. 45. Ciò che mi resta qui da riflettere, si è, che Vitruvio dice usata questa maniera di fabbricare a reticolato per la bellezza sua: ma pure io vedo, che gli antichi l’usavano anche nei luoghi ove non compariva; come per esempio l’avanzo del condotto dell’acqua Alsiatina, dato da Piranesi Le antich. rom. Tom. I. Tav. 12. fig. 1., è rivestito di reticolato non solo al di fuori, ma anche al di dentro, ove poi è intonacato con lastrico di testacei pesti. Così sono lavorate la camera sepolcrale di L. Arunzio, e liberti, data dallo stesso Piranesi Tom. iI. Tav. 9. 10., ed altra camera sepolcrale data nella Tav. 16. Sono di reticolato con intonaco sopra.
- ↑ V. Burmann. Syll. epist. Tom.iI. p. 191.
- ↑ lib. 2. cap. 8.
- ↑ Vedi la Tav. XII.
nell’annessa Tavola. In tanti altri lavori di reticolato fanno lo stesso effetto i corsi di grandi pietre, o lunghi mattoni, sino a sei, e sette ordini, come sono nell’anfiteatro di Lucca, e di Arezzo, per testimonianza di Guazzesi Diss. intorno agli anfit. della Tosc. op. Tom. l.pag. 22.; e anche sino agli undici, come osservò Ciampini loc. cit. ove dà la figura di questa maniera di fabbricare, e delle altre. Vedasi la Tav. XII. in fine di questo Tomo.