Pagina:Studi intorno alla storia della Lombardia negli ultimi trent'anni.djvu/15

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PARTE PRIMA 3

va a due camere, la più alta delle quali era la sola di cui il principe eleggesse i membri; il ducato di Milano si serbò, più che tutti gli altri Stati italici, in possesso del dritto e del costume di dirigere l’andamento del suo proprio governo. Gli Spagnuoli sminuirono le prerogative delle camere, senza però annichilarle, e Giuseppe II, ad esempio de’ suoi predecessori, a pochissimo le ridusse. Ma questo principe, benefattore della Lombardia, in quanto l’arricchì del bel sistema d’amministrazione interna e di divisione territoriale, che con lievi modificazioni la regge pur ora, lasciolle inoltre una indipendenza assai grande; cui l’aristocrazia lombarda, la quale era allora in possesso di tutte le alte cariche dello Stato, sapea far rispettare, con commendevole e rara energia. Ricordasi tuttora in Milano una sovragiunta d’imposta che l’imperatore volea far riscuotere sopra non so qual reddito in Lombardia; e si rammenta che il conte Melzi, che allora teneva un ragguardevole posto nello Stato, si oppose risolutamente a questa novella imposta, e non avendo potuto indurre i Milanesi a ricusarla, partissene subito per a Vienna, ove fu più avventurato, e ottenne la rivocazione dell’ordine dato. E sì che di già in quel tempo le idee che addussero la rivoluzione francese ferveano in Italia, e fra i promotori di esse annoveravansi parecchi autorevoli membri dell’aristocrazia milanese, filosofi, leggisti, istorici, poeti. Aveva il Parini in un poema satirico, diviso in quattro parti, il Mattino, il Mezzogiorno, la Sera e la Notte, vôlto spiritosamente in beffa i rancidi e alquanto buffi costumi della eletta società. Gli è certo che l’aristocrazia italiana, erede ad un tempo dei costumi francesi, spagnuoli ed au-