Pagina:Sul bilancio delle consumazioni colle produzioni.djvu/4

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che cosa possa esservi di dannoso nel possedere troppe cose necessarie e piacevoli: e se la questione rimanesse così semplice, il sig. De Sismondi non cercherebbe quali misure ei potesse consigliare al governo per impedire alle persone di produrre, ed il signor Malthus non ammirerebbe la saviezza della provvidenza, la quale permise che si nominassero dei benefiziati oziosi, incaricati soltanto del dolce impiego di godere e di consumare, senza far nulla, i frutti, con fatiche e stenti creati da’ loro simili. Ma quello che a prima vista sembra giustificare le viste di questi rispettabili pubblicisti, si è la maniera nella quale fra gli uomini le produzioni si operano. Mentre ogni formicolaio ne’ nostri boschi lavora ad un solo magazzino per l’interesse della repubblica, ogni persona ne’ nostri formicolaj umani non lavora chè ad una sola sorte di cose utili, ch’essa chiama i suoi prodotti, e che si procura mediante il cambio tutte le altre cose delle quali essa ha bisogno; perchè vendere quello che si produce per comprare ciò che si vuol consumare, vuol dire cambiare le cose che si fanno contro quelle delle quali si ha bisogno.

Ciò posto è facile a concepirsi, che si può produrre di una cosa in particolare, una quantità superiore ai bisogni; poichè se in una società composta di dieci mila famiglie di produttori, cinque mila si occupassero a fabbricare vasi di majolica, e cinque mila a fabbricare calzature, questa società avrebbe senza dubbio troppi vasi di majolica e troppe calzature, e molte altre cose non meno giovevoli al suo ben essere le mancherebbero. Ma nello stesso tempo, chiaro appare, che l’inconveniente nascerebbe, non già dal produrre