Pagina:Sul progetto di una strada di ferro da Milano a Como.djvu/5

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search

125

alienarsi; sicchè potendo ricevere un valore, sono proprietà da rispettarsi al pari d’ogni altra. Con queste espropriazioni gratuite i Comuni verrebbero a contribuire alla creazione della strada in modo troppo ineguale. Poichè non contribuirebbero a misura di estimo o almen di estensione; ma a caso, ed a seconda delle rette e delle curve della strada. I Comuni più inculti e poveri verrebbero a contribuire in ragione diretta della loro squallidezza e povertà; e i Comuni in piena coltivazione non contribuirebbero nulla. Nè questo diritto frutterebbe molto all’imprenditore; giacchè i fondi infruttiferi sono di vil valore, e sono omai ridotti a piccola estensione nei luoghi non soggetti al guasto dei torrenti; nel qual caso, inutili agli altri, non sarebbero opportuni nemmeno per lui. Questo suo desiderio non sarebbe dunque applicabile che ad alcuni spazi liberi a Milano e Como.

Nel § 6 l’Autore assoggetta la strada alla legge comune per ciò che riguarda i furti e i guasti; il che s’intende per sè e non è cosa da implorarsi. Questo articolo è copiato dai privilegi concessi in quei paesi, dove certi fondi non soggiacciono alla legge comune, ma bensì alle giurisdizioni signorili. Presso di noi le cose sono legalmente diverse; e piuttosto gioverebbe impetrare qualche
più rigida tutela che non sulle strade comuni, per il pericolo che dal minimo guasto e disturbo, e anche da uno scherzo innocente può derivare alla vita dei passaggieri; almeno finchè sia logorata la novità; e riconciliata al nuovo spettacolo, la massa ignorante e nemica del suo bene, e cresciuta a buon frutto l’educazione dell’infimo ceto per mezzo delle novelle nostre instituzioni.

Nel § 13 si parla di far partecipare alla impresa i Comuni. Prima di tutto finchè si trattasse della somma, comparativamente lieve, di circa 2 milioni la quale è assai facile a trovarsi altrimenti, il concorso dei Comuni sarebbe superfluo. Inoltre non appare che i Comuni abbiano cassa piena e vadano cercando impieghi di capitali. Se poi i Comuni debbono concorrere coi capitali altrui, è meglio che i proprietarj di codesti capitali vengano in persona, senza impacciare i Comuni e senza introdurre indirettamente fra noi la ruinosa pratica francese del debito publico comunale. Finalmente essendo i Comuni nell’ordine amministrativo pareggiati ai minorenni, il loro intervento involgerebbe l’amministrazione della strada ferrata e tutta la gerarchia governativa in una serie continua di corrispondenze, di consulte, di revisioni e di questioni miste di amministrativo e di mercantile,