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SULLA FORMAZIONE TERZIARIA NELLA ZONA SOLFIFERA DELLA SICILIA 39

di questi cristalli indicata nella Memoria, dimostra che vari di questi cristalli possono avere le loro punte in senso inverso a quello ora cennato. Il calcare cristallino venne originato dalla scomposizione lenta o del bicarbonato di calce o del monosolfuro di calcio esistente in soluzione nelle acque racchiuse nei vuoti e nelle geodi del minerale. Se lo straticello di calcare compatto si trovò in qualche punto scoperto dal solito straterello di zolfo, il carbonato di calce originato dalla soluzione sopraccennata si portò in parte sul calcare suddetto. Si incontrano spesso nelle fessure, in cui scorrono le acque ricche di acido solfidrico, cristalli di zolfo che ne tappezzano le pareti principalmente nella loro parte più elevata. I cristalli suddetti provengono dalla scomposizione dell’acido solfidrico che si libera dallo stato di soluzione in cui è tenuto dalle acque, mentre esse scorrono al fondo delle fessure, e riempie i vuoti di queste fessure nelle quali quasi sempre penetra in proporzioni maggiori o minori l’aria atmosferica che determina la scomposizione del gas idrogeno solforato. Questo fatto potè verificarsi anche nei banchi solfiferi dopo la loro formazione, ed è quindi possibile trovare cristalli di zolfo aderenti alle pareti superiori dei vani esistenti nei minerali listati ossia nelle solate.

La legge sopracitata si verifica tuttavia sempre se si osserva la massa principale dei cristalli od il loro maggior numero, ed è specialmente nel calcare cristallizzato che si può constatare la sua esistenza.

Il terreno solfifero è tormentatissimo. Gli strati sono non di rado molto raddrizzati e qualche volta capovolti, nè è sempre facile il determinare in questi casi quale sia il muro e quale il tetto del minerale; e pure la determinazione di questo fatto è il primo elemento, è la prima nozione indispensabile per potere conoscere la configurazione della miniera e la sua importanza, e specialmente per potere determinare la posizione, la natura e l’estensione dei lavori.

Allorquando la serie dei terreni in un gruppo solfifero è quasi completa, cioè quando si incontrano oltre i gessi ed il calcare solfifero anche i trubi ed i tripoli, è facile il determinare quale sia la parte inferiore e quale la parte superiore di uno strato. Se tuttavia mancano i tripoli, ed i trubi sono molto sconvolti, se i movimenti che raddrizzarono e capovolsero gli strati di minerale cominciarono durante l’epoca solfifera, e specialmente se i gessi invece di essere superiori al minerale sono ad esso inferiori, se manca il calcare siliceo e si trova invece un banco di calcare privo di zolfo superiormente al minerale, non si ha più norma alcuna per potere determinare quale sia il muro od il tetto degli strati, nè se questi siano ancora disposti nel loro ordine naturale, oppure siano capovolti. In questi casi, se si può esaminare una località a minerale, la conoscenza della legge che seguono i cristalli di zolfo e specialmente i cristalli di calcare nella direzione delle loro punte è la guida più facile, più sicura per potere risolvere il quesito. Essa serve a determinare non solo se in una solfara il terreno è stato o no capovolto, quali sieno gli strati superiori e quali gli inferiori, quale la loro serie speciale in questa miniera, ma serve a riconoscere facilmente quali sono le singole parti della solfara che furono capovolte e quali in posto.

Se la solata o rigata contenente lo straticello di calcare cristallino, ossia il tipo Q