Pagina:Svevo - La coscienza di Zeno, Milano 1930.djvu/297

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search
294

io ebbi l’imprudenza di raccontare a Carla che mia moglie doveva passare una notte al capezzale di suo padre per concedere un riposo a mia suocera. Non ci fu più il caso di esimermi: Carla pretese che passassi con lei quella stessa notte ch’era tanto dolorosa per mia moglie. Non ebbi il coraggio di ribellarmi a tale capriccio e mi vi acconciai col cuore pesante.

Mi preparai a quel sacrificio. Non andai da Carla alla mattina e così corsi da lei alla sera con pieno desiderio dicendomi anche ch’era infantile di credere di tradire più gravemente Augusta perchè la tradivo in un momento in cui essa per altre cause soffriva. Perciò arrivai persino a spazientirmi perchè la povera Augusta mi tratteneva per spiegarmi come avessi dovuto movermi per avere pronto le cose di cui potevo aver bisogno a cena, per la notte ed anche per il caffè della mattina dopo.

Carla m’accolse nello studio. Poco dopo colei ch’era sua madre e serva ci servì una cenetta squisita a cui io aggiunsi i dolci che avevo portati con me. La vecchia ritornò poi per sparecchiare ed io veramente avrei voluto coricarmi subito ma era veramente ancora troppo di buon’ora e Carla m’indusse di starla a sentir cantare. Essa passò tutto il suo repertorio e fu quella certamente la parte migliore di quelle ore, perchè l’ansietà con cui aspettavo la mia amante andava ad aumentare il piacere che sempre m’aveva data la canzonetta di Carla.

— Un pubblico ti coprirebbe di fiori e d’applausi — le dichiarai ad un certo momento dimenticando che sarebbe stato impossibile di mettere tutto un pubblico nello stato d’animo in cui mi trovavo io.

Ci coricammo infine nello stesso letto in una stan-