Pagina:Svevo - La coscienza di Zeno, Milano 1930.djvu/327

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sogno di un atto energico, non trovando nessuna parola che sapesse supplirvi.

Essa si levò con tanta energia dalla mia stretta come se fosse stata la prima volta ch’io mi fossi permessa una cosa simile.

— Mai — disse con l’atteggiamento di chi giura — ho preso un impegno più sacro! L’ho preso con un uomo che a sua volta ne assunse uno identico verso di me.

Non v’era dubbio! Il sangue che le colorì improvvisamente le guancie vi era spinto dal rancore per l’uomo che verso di lei non aveva assunto alcun impegno. E si spiegò anche meglio:

— Ieri abbiamo camminato per le strade, uno a braccio dell’altra in compagnia di sua madre.

Era evidente che la mia donna correva via, sempre più lontano da me. Io le corsi dietro follemente, con certi salti simili a quelli di un cane cui venga conteso un saporito pezzo di carne. Ripresi la sua mano con violenza:

— Ebbene, — proposi — camminiamo così, tenendoci per mano, traverso tutta la città. In questa posizione insolita, per farci meglio osservare, passiamo la Corsia Stadion eppoi i volti di Chiozza e giù giù traverso il Corso fino a Sant’Andrea per ritornare alla camera nostra per tutt’altra parte, perchè tutta la città ci veda.

Ecco che per la prima volta rinunziavo ad Augusta! E mi parve una liberazione perchè era dessa che voleva togliermi Carla.

Essa si tolse di nuovo alla mia stretta e disse seccamente: