Pagina:Svevo - La coscienza di Zeno, Milano 1930.djvu/336

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proprio come quand’ero stato in procinto di tradirla con Carla. Ma era oramai una confessione ben difficile e non per la gravità del misfatto, ma per la complicazione da cui era risultato. Di fronte a un giudice quale era mia moglie, avrei pur dovuto accampare le circostanze attenuanti e queste sarebbero risultate solo se avessi potuto dire della violenza impensata con cui era stata spezzata la mia relazione con Carla. Ma allora sarebbe occorso di confessare anche quel tradimento oramai antico. Era più puro di questo, ma (chissà?) per una moglie più offensivo.

A forza di studiarmi arrivai a dei propositi sempre più ragionevoli. Pensai di evitare il ripetersi di un trascorso simile affrettandomi ad organizzare un’altra relazione quale quella che avevo perduta e di cui si vedeva avevo bisogno. Ma anche la donna nuova mi spaventava. Mille pericoli avrebbero insidiato me e la mia famigliuola. A questo mondo un’altra Carla non c’era, e con lacrime amarissime la rimpiansi, lei, la dolce, la buona, che aveva persino tentato di amare la donna ch’io amavo e che non vi era riuscita solo perchè io le avevo messa dinanzi un’altra donna e proprio quella che non amavo affatto!

7.


STORIA DI UN’ASSOCIAZIONE COMMERCIALE.


Fu Guido che mi volle con lui nella sua nuova casa commerciale. Io morivo dalla voglia di farne parte, ma son sicuro di non avergli mai lasciato indovinare tale mio desiderio. Si capisce che, nella mia inerzia, la pro-